Corriere della droga scagiona nonna e nipote
Maxi sequestro di hashish e cocaina, il marocchino si prende la colpa e resta in carcere: le due donne ai domiciliari
LANCIANO. Si è assunto la responsabilità per gli otto chili di hashish nascosti nell’auto, di cui nonna e nipote sarebbero state all’oscuro. È questa la versione fornita da Mohamed Najem, 53 anni, residente a Casoli, al gip Massimo Canosa durante l’interrogatorio di garanzia, e confermata dalle altre due arrestate, Mina Laaouine, 59 anni, e la nipote Amal Dahouk, 19 anni, residenti ad Altino. I tre, di nazionalità marocchina, sono stati arrestati lunedì scorso, dai carabinieri di Lanciano, all’uscita del casello di Val di Sangro dell’A14 per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Ieri mattina sono comparsi in tribunale per l’udienza di convalida e hanno risposto alle domande del giudice. Dopo averli ascoltati, il gip ha confermato la misura cautelare in carcere per Laaouine e disposto gli arresti domiciliari per gli altri due, subito scarcerati. A pesare sulla decisione per la 59enne sono stati i precedenti specifici per droga e la precedente condanna per evasione, che stava scontando in regime di detenzione domiciliare con permesso di uscita fino alle 13,30. I carabinieri l’hanno sorpresa fuori casa dopo le 14: inevitabile per lei il ritorno in carcere. Per Dahouk, assistita come la nonna dall’avvocato Alessandro Orlando del foro di Vasto, e per Najem, difeso dall’avvocato Giovanni Enzo Basile del foro di Lanciano, sono stati disposti i domiciliari. È stato quest’ultimo, che era alla guida della Fiat Croma fermata dai carabinieri, ad intestarsi la paternità dello stupefacente. Nonna e nipote, invece, sarebbero state inconsapevoli passeggere dell’autovettura. Anche i soldi contanti, 1.250 euro, sequestrati ai tre come provento illecito dello spaccio, secondo la difesa non sarebbero compatibili con l’ipotesi di un viaggio fuori zona per acquistare la droga (la 19enne ne ha giustificato la provenienza). Ma la versione fornita dai tre non ha convinto il giudice per le indagini preliminari. Restano in piedi i gravi indizi di colpevolezza per quanto riguarda la detenzione e le esigenze cautelari. (s.so.)

