Corruzione elettorale Parla in tribunale la testimone chiave

Sotto processo ci sono il sindaco e l’assessore Salvatore La denuncia di una cittadina. Micucci: «Accuse infamanti»
RAPINO. Ha confermato che l’assessore Marina Salvatore le aveva promesso un posto di lavoro per il convivente in cambio del voto, alle elezioni comunali di Rapino del 2019, per lei e per il candidato sindaco uscente Rocco Micucci. Ieri mattina, nell’aula Matteotti del tribunale di Chieti, è stata ascoltata la donna che, nel maggio di tre anni fa, ha presentato una denuncia ai carabinieri per un caso di presunta corruzione elettorale. Micucci e Salvatore, sindaco e assessore attualmente in carica, assistiti dall’avvocato Manuel De Monte, sono ora sotto processo. «Ho registrato quella conversazione perché in paese giravano voci su promesse di posti di lavoro in cambio di voto», ha detto la donna, assistita dall’avvocato Marco Femminella, davanti al giudice Nicoletta Mariotti e al pm d’aula Alissa Miscione. «Io ho parlato solo con Marina Salvatore, mai con Micucci», ha precisato. La difesa ha poi contestato alla denunciante un passaggio della conversazione in cui lei avrebbe chiesto mille euro di stipendio per il suo compagno e un altro in cui l’assessore avrebbe affermato di non poter promettere nulla: la testimone ha risposto di non ricordare.
In aula è stato poi ascoltato l’ingegnere informatico Davide Ortolano, in qualità di consulente della procura, che ha analizzato cellulari e computer sequestrati ai due imputati. Micucci deve rispondere anche della violazione della legge che tutela la segretezza del voto, perché il giorno delle elezioni – sempre in base all’accusa – avrebbe introdotto nella cabina uno smartphone e avrebbe fotografato la scheda dopo aver espresso la sua preferenza, inviando l’immagine a uno dei candidati poi eletto consigliere comunale. Il processo è stato aggiornato al 14 ottobre.
Prima dell’udienza di ieri, Micucci ha pubblicato un post su Facebook: «Finalmente sarò in aula per dimostrare come le accuse infamanti rivoltemi da una persona hanno portato me e Marina a processo. Senza mai essere stato sentito da chi ha fatto le indagini, dagli organi inquirenti, neanche da un gip. Non ho mai avuto, non abbiamo mai avuto la possibilità di dare la nostra versione. Ora, confidando nella giustizia giusta, potremo dimostrare che siamo estranei a ogni reato e abbiamo operato sempre con correttezza». E ancora: «Gli sciacalli hanno tentato di strumentalizzare una vicenda che, se letta correttamente e senza saltare le parti più importanti, sarebbe stata chiara sin dall'inizio». (g.let.)

