Corruzione in ospedale, imprenditori liberi
I giudici del Riesame annullano gli arresti di Pellecchia e Mosca. Di Giammarco è ancora ai domiciliari
CHIETI. Tornano in libertà gli imprenditori della sanità Antonio Pellecchia, 57 anni di Teramo, e Maurizio Mosca, 63 anni di Macerata, arrestati lo scorso 27 ottobre con l’accusa di aver corrotto il professor Gabriele Di Giammarco, primario della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti. Il tribunale del riesame dell’Aquila (presidente Alessandra Ilari, giudici a latere Stefano Iannacone e Giovanni Spagnoli) ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti dei due imputati, rimasti ai domiciliari per 20 giorni. Pellecchia, difeso dall’avvocato Guglielmo Marconi, e Mosca, assistito dall’avvocato Andrea Netti, hanno sempre respinto le accuse. Resta invece ai domiciliari Di Giammarco, 63 anni: finora non ha presentato istanze di revoca della misura.
Secondo l’accusa, gli indagati facevano parte di un sistema di corruzione in cui valvole e protesi cardiache venivano comprate senza bando a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato e i dispositivi medici erano dissipati di proposito per fare lievitare i guadagni delle imprese fornitrici. In cambio, sostiene il pm, Di Giammarco avrebbe ricevuto l’arredo del proprio studio in ospedale per un valore di oltre 27mila euro, un soggiorno a Cuba di 13 giorni, il pagamento di cene in ristoranti rinomati, l’utilizzo gratuito di un posto barca al porto di Pescara e un viaggio a Lisbona di 4 giorni. Ora si attende di conoscere le motivazioni per le quali è stato annullato il provvedimento: i giudici hanno 45 giorni di tempo.
Nel frattempo, per un’altra indagata, la direttrice amministrativa della Asl Lanciano Vasto Chieti, Giulietta Capocasa, si attende la decisione del giudice Luca De Ninis, che dovrà esprimersi sulla richiesta di interdizione dai pubblici uffici presentata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani. Per l’accusa l’indagata, all’epoca dei fatti direttore generale facente funzioni, deve rispondere di abuso d’ufficio perché ha autorizzato l’acquisto di un cuore artificiale «in assenza di un preventivo, di una relazione medica che descrivesse il prodotto, di un’attestazione in ordine all’unicità del macchinario e di una delibera a contrarre della pubblica amministrazione». Così facendo avrebbe procurato «intenzionalmente alla ditta fornitrice un ingiusto vantaggio consistito nel farle ottenere la possibilità di fornire l’apparato alla Asl senza alcun preventivo di spesa». Non solo: avrebbe procurato a Di Giammarco «l’ulteriore utilità di consentirgli di impiantare per la prima volta il presidio medico, così da permettergli di accrescere il suo prestigio». (g.let.)

