Corruzione, indagato il manager Caputi

Il 71enne teatino presidente di Federterme: «Totalmente estraneo ai fatti ipotizzati, piena fiducia nella magistratura»
CHIETI. Nell’inchiesta per corruzione avviata dalla procura di Milano su presunti appalti truccati e tangenti, che giovedì ha portato anche all’arresto di un generale dei carabinieri (sospeso), entrano anche le Terme di Chianciano, oggetto di una perquisizione, e in particolare Massimo Caputi, manager nato a Chieti nel 1952 e azionista di maggioranza della società di Chianciano Terme che ha sede a Siena. Caputi risulta infatti indagato nell’ambito dell’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza: al 71enne di origine teatina, molto conosciuto anche a Pescara dove gli è stato assegnato il Delfino d’oro nel 2021, viene contestato di aver ricevuto da Lorenzo Quinzi, dirigente del ministero delle Infrastrutture, un finanziamento da 700 mila euro proprio per lo stabilimento termale.
Secondo il pm Paolo Storari, in cambio Caputi, che è anche presidente di Federterme, avrebbe assunto una conoscente di Quinzi. «In riferimento alle notizie di stampa relative a una inchiesta della procura di Milano», ha commentato il manager teatino, «si assicura piena collaborazione con i magistrati e fiducia totale nel loro operato, nella convinzione che si chiarirà presto la mia posizione personale, essendo totalmente estraneo ai fatti ipotizzati».
Le indagini, come si legge in una nota del procuratore Marcello Viola, si sono «concentrate su illecite assegnazioni di fondi e appalti pubblici in cambio di denaro e altre utilità, nonché mediante la concertazione dei soggetti economici fittiziamente partecipanti alle procedure di gara». Perquisizioni e acquisizioni di atti sono state fatte in varie province, presso enti pubblici, persone fisiche e società a vario titolo coinvolte nelle vicende oggetto di approfondimento giudiziario. Terme di Chianciano spa in una nota afferma che, «ribadendo piena fiducia nell’operato della magistratura, si precisa che la società non ha mai beneficiato a suo vantaggio diretto di contributi citati nell’ordinanza, perché i fondi assegnati sono a favore esclusivamente di interventi su beni pubblici. La società inoltre», precisa ancora la nota, «grazie all’impegno ed alle risorse dei nuovi azionisti, ha evitato il fallimento e sta avviando un faticoso percorso di rilancio anche a favore del territorio».(cr.ch.)
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