Corsa al vaccino tra i più giovani: «Torniamo a scuola in sicurezza»

21 Agosto 2021

Decine di minorenni si presentano al PalaUda con i genitori per ricevere la dose contro il Covid Soddisfatti i ragazzi: «Così potremo essere più liberi». Ma alcuni papà e mamme sono perplessi

CHIETI. Le mascherine coprono i sorrisi ma non le loro espressioni di felicità. L’uscita dal PalaUda segna una sorta di liberazione per i numerosi ragazzi che accorrono con l’intento di vaccinarsi contro il Covid. Gli open day nella struttura di via dei Vestini funzionano, come dimostrano anche le decine di giovanissimi presenti ieri mattina al palasport. I minorenni arrivano accompagnati dai genitori: mamme e papà compilano i moduli tra speranze per un futuro migliore, anche in vista del rientro in classe, e timori di reazioni avverse alla somministrazione.
L’attesa dura poco: d’altronde non c’è traccia di code davanti all’impianto ed una volta dentro è questione di pochi minuti. Quelli necessari ad eseguire il vaccino e la successiva fase di monitoraggio contro eventuali malori improvvisi. Tutto fila per il meglio e all’uscita i ragazzi sembrano scrollarsi di dosso un peso. Lo raccontano i loro occhi, come quelli di Noemi Melchiorre, 15 anni, accompagnata da mamma Monica. Arriva da Torrevecchia e non nasconde un po’ di ansia: «Sì, c’è stata, ma tutto è andato per il meglio. Sono felice di essermi sottoposta al vaccino, credo che tutti dovrebbero farlo». Sulla stessa lunghezza d’onda il genitore: «Sono stata favorevole fin da subito, è giusto che sia così». Poco dopo è la volta di Daniele Monaco, 14enne di Chieti. La sua passione per il calcio è stata più forte delle paure: «Gioco a calcio e con la vaccinazione sarà tutto molto più semplice». Accanto a lui c’è la mamma, Serena Donatangelo: «Sono piuttosto spaventata, ma questi ragazzi hanno la necessità di tornare a vivere. Fare continuamente i tamponi non è il massimo, così dovremmo stare un po’ più tranquilli». Sabina Airaghi arriva dalla provincia di Monza, ha 13 anni ed è accompagnata da mamma e papà. Anche lei è una sportiva, gioca a pallavolo ed è convinta della bontà delle vaccinazioni: «Sono felice di aver ricevuto la dose, adesso mi sento più sicura», dice. Angelo Di Sabatino esce con passo svelto dal centro vaccinale insieme al padre, ha 14 anni ma le idee chiare: «Io sono sempre stato a favore, mi hanno inoculato Pfizer e non ci sono stati problemi».
Apprezzabile, invece, è l’onestà mostrata da Micaele Filippo Cavallo, 15enne di Pescara: «Il vaccino mi consente di tornare ad un minimo di normalità, in caso contrario ci sarebbero troppe limitazioni». Con lui c’è la mamma, che annuisce ascoltando quelle parole. È giovanissimo Roberto Canonico, ha solo 14 anni ma dalla sua risposta si evince grande maturità: «Perché mi sono vaccinato? L’ho fatto per i miei familiari», afferma il ragazzo di Nocciano. Segue a ruota la mamma: «Se il vaccino è una soluzione alla pandemia, ben venga». Di anni Alessandro D’Aloisio ne ha 17, lui è di Cepagatti e guarda all’immediato futuro: «Così posso tornare in sicurezza a scuola e poi avere il Green pass rappresenta un vantaggio». Di scuola parla anche la mamma di Giulia Candeloro, 13enne di Chieti: «La dose è inevitabile per tornare in classe», afferma. La figlia si dice felice: «Era opportuna per una questione di sicurezza e quindi per compiere un passo verso la normalità». Identico pensiero è quello di Giada Di Pasquale, 13enne di Cepagatti. Sono da poco passate le 11 quando Paolo Cannone esce dal PalaUda, 16enne di Chieti. «Tutti dovrebbero farlo», chiosa, «ne vale la nostra sicurezza».
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