Così Finamore scoprì la vera lingua abruzzese

Medico e letterato di Gessopalena, suo il primo vocabolario del nostro dialetto Studiò le tradizioni popolari: grazie a lui sono diventate forme di alta cultura
GESSOPALENA. Tradizioni popolari, tradizione orale, folclore: termini e concetti oggi conosciuti e forse abusati, confusi con una cultura di seconda serie, spesso relegata a far da corollario a qualche sagra estiva. Tra gli antesignani di questi studi, i primi cioè che riuscirono a intravedere, e siamo nell'Ottocento, che dietro a filastrocche, usi, scongiuri, leggende, c'era non improvvisazione ma un’elaborazione antropologica degna di essere scoperta e studiata con rigore scientifico, possiamo annoverare Gennaro Finamore.
VITA. Nacque l'11 agosto del 1836 a Gessopalena da Errico, dottore in legge e ricco proprietario terriero e da Maria Rachele, dei baroni Ricci di Casoli. La coppia, oltre a Gennaro, ebbe altre tre figli: Antonio, Vincenzo e Francesco. Il primo fu avvocato, il secondo amministrò i beni di famiglia e si sposò a Sant'Eusanio del Sangro dove si trasferì, Francesco fu sacerdote e filosofo.
Dopo una prima istruzione, Gennaro andò a studiare nel seminario di Lanciano e quindi nell'abbazia di Montecassino. Si iscrisse a Medicina a Napoli, si laureò nel 1863. Nella capitale partenopea fece parte di un fiorente cenacolo d'intellettuali abruzzesi: i Palizzi, i fratelli Silvio e Bertrando Spaventa, lo scrittore teatino Pasquale de Virgiliis.
Appena laureato tornò a Gessopalena, dove esercito per quasi un ventennio la professione medica. Fu anche sindaco nel 1875-76. Nel 1891 si sposò con Rosmunda Tomei, nata a Perugia, insegnante, scrittrice e giornalista. Ebbero due figli, Amedeo e Nino che, dopo la morte del padre, vendettero il palazzo di Gessopalena trasferendone l'immensa biblioteca a Sant'Eusanio, e poi ne fecero donazioni alle biblioteche di Lanciano, Ortona e Chieti.
Nel 1880 Gennaro Finamore si trasferì a Lanciano dove, dopo il 1895 divenne insegnante nel ginnasio comunale. Dopo l'istituzione nel 1901 del liceo classico ne divenne preside fino al 1914. Morì a Lanciano il 9 luglio 1923.
STUDI. Gennaro Finamore a Gessopalena fu medico del "popolo" del quale entrò, per inclinazione naturale, in simbiosi. Riuscì a capirne gli umori, la naturale inclinazione al sapere fatto non di nozioni ma da tradizioni ricevute e da trasmettere.
Con metodo positivistico fu pioniere, con Antonio De Nino, degli studi sul folclore abruzzese e fu il primo a elaborare un'analisi scientifica dei dialetti abruzzesi. Si dedicò anche alla conoscenza delle condizioni sociali del suo paese, che pubblicò nel 1872 ("Delle condizioni economico-agricole di Gessopalena").
Particolari attenzioni il Finamore dedicò allo studio delle tradizioni e dei canti popolari che raccolse tra le contrade di Gessopalena ("Canti popolari di Gessopalena"). La grandezza del medico gessano è stata l'aver capito in anticipo che l'espressione genuina del popolo non poteva essere sbrigativamente liquidata come parte di un mondo retrogrado, ma doveva essere degna di attenzione e studi.
Oggi queste sono considerazioni scontate ma a cavallo fra la prima e la seconda metà dell'Ottocento non lo erano per niente. La lingua della sua gente lo portò a pubblicare nel 1880 con i titoli della casa editrice Rocco Carabba la prima edizione del "Vocabolario dell’uso abruzzese". Nel 1993, nella seconda edizione, la parlata presa in considerazione fu quella lancianese.
CONTATTI CON I LETTERATI. Finamore svolse le sue ricerche contestualmente alla nascita in Italia degli studi folcloristici di alcuni pionieri, soprattutto di Giuseppe Pitrè (1841-1916), al quale si deve la fondazione del Museo etnografico siciliano a Palermo.
Fu soprattutto con l'"Archivio delle tradizioni popolari", rivista fondata da Pitrè che Finamore iniziò una fattiva collaborazione durata quasi trenta anni. Nelle pagine del periodico l'autore di Gessopalena pubblicò: "Storie popolari in versi" del 1882, "Tradizioni popolari" del 1883-84 e '90, "Novelle popolari" del 1885-86, "Botanica popolare" del 1889. Negli anni ottanta dell'Ottocento, Carabba pubblicò i tre tomi delle "Tradizioni popolari abruzzesi": il primo volume contiene 112 novelle raccolte dalla viva voce di donne e distinte secondo le località di provenienza.
Nel secondo volume, del 1886, sono raccolti 665 canti, tutti in dialetto (fanciulleschi, d'amore, scherzosi, sentenziosi, canti). Ciò che caratterizza questa importante opera è la modestia dell'autore nel dichiarare che egli si è limitato alla fedele trascrizione dei testi raccolti, lasciando ad altri studiosi, scientificamente meglio attrezzati di lui, il compito di un'analisi comparativa del materiale.
Nel 1888 sempre con Carabba pubblica “L'Abruzzo. Note statistiche" nel quale, attraverso uno studio degli aspetti economici e sociali sostiene l'opportunità di sfruttarne le caratteristiche climatiche a fini terapeutici. «Siamo onorati» afferma il sindaco di Gessopalena Andrea Lannutti «che un nostro concittadino abbia contribuito a far emergere, con i suoi studi e la sua passione, lo spirito e la cultura di un popolo».

