Così i clan di camorra gestiscono i raggiri

20 Maggio 2023

I tentacoli della criminalità organizzata su un business che frutta fino a 200mila euro a settimana

CHIETI. Le mani della camorra sulle truffe ad anziani e disabili. Recenti inchieste hanno dimostrato come ci siano anche pensionati di Chieti e provincia tra le vittime dei malviventi napoletani che, da anni, battono l’Italia in lungo e in largo a caccia di persone deboli da depredare: a gestire queste “batterie” pronte a tutto è la criminalità organizzata. A svelarlo per la prima volta è stata un’indagine conclusa nel 2019 dalla procura della Repubblica di Napoli e compendiata in 701 pagine di ordinanza di custodia con 82 indagati e la contestazione dell’aggravante della finalità mafiosa.
IL BUSINESS
Nelle casse del clan finiva una parte dei soldi presi agli anziani: il 20, il 30 o anche il 40 per cento. L’oro, invece, veniva portato nelle gioiellerie compiacenti, in cui l’associazione riciclava i suoi proventi. Un business che fruttava anche fino a 200mila euro a settimana. «Una fabbrica di denaro senza fine», l’hanno definita gli investigatori dopo aver ricostruito circa 200 episodi di raggiri compiuti o tentati. È lungo l’elenco delle città abruzzesi prese di mira dai truffatori pendolari: Chieti, Lanciano, Vasto, Ortona, Mozzagrogna, Pescara, Sulmona, Pratola Peligna e Introdacqua.
IL MODUS OPERANDI
Il meccanismo era ben collaudato. Esistevano dei “call center” a Napoli e in Spagna da cui persone molto abili a carpire la fiducia degli interlocutori si spacciavano per carabinieri, poliziotti, avvocati o assicuratori. Terrorizzavano gli anziani o i disabili facendo loro credere che un parente, quasi sempre un figlio o un nipote, aveva avuto un incidente e che servivano dei soldi, subito. Così la vittima faceva di tutto: presa dal panico, accettava di ricevere in casa un complice del telefonista e consegnava denaro, gioielli, in qualche caso persino la fede nuziale del congiunto morto.
L’INDAGINE DI CHIETI
Anche alcune inchieste condotte dalla squadra mobile di Chieti, a partire da quella che ha portato all’arresto di due truffatori nel 2019, hanno acclarato come i finti corrieri siano il braccio operativo di un’associazione a delinquere ben più ampia, con base operativa in Campania e tentacoli protesi in tutta Italia. Il giudice per le indagini preliminari ha parlato di «contesto criminale organizzato di notevole rilievo, capace di procurare vetture a noleggio e utenze intestate a soggetti irreperibili e di assicurare una gestione continuativa e coordinata delle battute predatorie finalizzate a plurimi delitti omogenei, fuori dalla regione di provenienza». (g.let.)
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