Così maltrattano i martiri teatini

14 Febbraio 2015

Chieti: rifiuti e bandiere strappate sulla lapide. Pescara: fiori freschi, lumini e una cerimonia affollata

CHIETI. Da una parte, a Pescara, le immagini di una lapide ben tenuta, con fiori freschi, lumini accesi e nessun segno di incuria. Dall’altra parte, a Chieti, tutt’altra storia: una lapide diventata quasi un immondezzaio, con cartacce e rifiuti nel recinto, due bandiere strappate, piante senza controllo, intonaco del muro scrostato e pure un tubo rotto nelle vicinanze. Entrambi i monumenti celebrano le morti partigiane, con la lapide pescarese dedicata all’eccidio di Colle Pineta a Pescara, quando nove giovani della banda Palombaro furono fucilati l’11 febbraio del 1944, mentre la lapide teatina porta i nomi di tutti i partigiani caduti, compresi quelli di Colle Pineta. Il Comune di Pescara ha ricordato l’eccidio alla presenza delle autorità e di tanti bambini delle scuole. Quello di Chieti lo ha ignorato. Eppure i nove giovani barbaramente uccisi (Piero Cappelletti 28 anni, Nicola Cavorso 23, Stelio Falasca 18, Massimo Beniamino Di Matteo 18, Raffaele Di Natale 30, i fratelli Grifone, Alfredo 23 e Aldo 20, Vittorio Mannelli 23 e Aldo Sebastiani 17) erano tutti Teatini. I loro nomi si trovano anche sul monumento all’angolo tra la Provincia e la Carichieti in piazza Martiri della libertà. Ma basta vedere in quale stato di degrado si trova quel monumento per capire come Chieti tratta i suoi martiri. A ricordare l’eccidio di Colle Pineta ci ha pensato, però, la sezione teatina dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani) che, oltre a stigmatizzare l’assenza di rappresentanti del Comune alla cerimonia pescarese, ha organizzato per domenica, 10-13, un evento davanti alla lapide di piazza Martiri. E speriamo che qualcuno provveda a dargli una sistemata, almeno per quel giorno. (a.i.)

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