«Così volevano uccidermi» Bevilacqua spiega l’attentato
VASTO. “Operazione Adriatico”: davanti ai giudici uno degli 80 indagati ma in veste di vittima. I giudici hanno ascoltato le dichiarazioni di Ferdinando Bevilacqua, ferito 7 anni fa a colpi di...
VASTO. “Operazione Adriatico”: davanti ai giudici uno degli 80 indagati ma in veste di vittima. I giudici hanno ascoltato le dichiarazioni di Ferdinando Bevilacqua, ferito 7 anni fa a colpi di pistola mentre leggeva il giornale seduto in auto davanti a casa. Ad alzare un velo su uno dei tanti misteri irrisolti del Vastese è stato Lorenzo Cozzolino. L’ex boss campano ha ricostruito due lustri di criminalità nel territorio. L’attentato contro il nomade avvenuto l’8 giugno 2008 in via San Rocco sarebbe stata un’azione punitiva della famiglia Cozzolino. Solo per miracolo Bevilacqua non rimase ucciso. A tentare di uccidere il nomade sarebbero state Italia Belsole e la figlia di Cozzolino, Giovanna. Le due donne avrebbero esploso tre colpi di pistola contro il rom. Subito dopo l’attentato, Lorenza Cozzolino avrebbe messo a disposizione delle altre due un appartamento al quartiere San Paolo per nascondere le armi e abiti maschili per fuggire. «Bevilacqua non ha potuto confermare questa versione perché non vide chi gli sparò. Era di schiena e stava leggendo», rimarca l’avvocato Raffaele Giacomucci, difensore dell’uomo con il collega Giovanni Cerella. (p.c.)
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