Costi alle stelle, l’università cambia 16mila lampadine

Il rettore: mettiamo i led, temiamo di spendere 15 milioni l’anno per luce e gas
CHIETI. Schizza alle stelle la spesa per luce e gas all'università d'Annunzio. I costi risultano addirittura quintuplicati e l'ateneo, guidato dal rettore Sergio Caputi e dal direttore generale Giovanni Cucullo, corre ai ripari. Nelle diverse sedi che l'ateneo ha tra Chieti e Pescara le bollette di luce e gas sono sempre state milionarie. Ma fino a prima della crisi energetica i costi si aggiravano sui 3 milioni l'anno. Adesso, invece, si stima che le bollette potrebbero balzare sino a una cifra che va dai 12 ai 15 milioni di euro all'anno. Basti pensare che, nel solo mese di agosto, la bolletta è passata dai 290 mila euro dell'anno scorso ai 900 mila del 2022.
I CONTI A POSTO«Per fortuna», dice il rettore Caputi, «la nostra università economicamente è in salute e può permettersi di affrontare anche periodi molto difficili come questo. Se la situazione però dovesse protrarsi negli anni, anche noi non ce la facciamo». Il rettore teme che per far quadrare i conti si debba andare a tagliare da qualche altra parte o a essere costretti ad alzare le tasse universitarie. Per questo motivo chiede un intervento istituzionale che, a suo parere, va portato a termine su due piani diversi: «Il Ministero dovrebbe muoversi seguendo una doppia strada», spiega, «da un lato dovrebbe assicurare supporti immediati al mondo universitario e, dall'altro, mettere in campo una misura strategica per il futuro, come potrebbe essere un finanziamento per l'edilizia green per rendere più sostenibili dal punto di vista energetico le strutture universitarie. C'è una serie di cambiamenti che le strutture universitarie, come anche quelle scolastiche, sono costrette ad affrontare, ma per farlo c'è bisogno di un sostegno ministeriale». Il rettore rintraccia nel Pnrr, il piano di ripresa e resilienza, il canale di finanziamento più adatto per sostenere le università soprattutto per quanto riguarda gli interventi a lungo termine.
PIANO DA DUE MILIONICaputi si augura anche che la richiesta di un sostegno ministeriale arrivi dalla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), un organo che riunisce tutti gli atenei e che dovrebbe muoversi per coordinare le singole iniziative, in modo da avere più forza a livello ministeriale. La d'Annunzio intanto fa da sé, elaborando un piano per il risparmio energetico. L'ateneo nell'immediato può fare, infatti, alcuni interventi per porre un argine alla crisi energetica. Il primo è la sostituzione di tutte le lampadine tradizionali con lampadine a led che assicurano un risparmio. Il piano è già partito: tra le diverse sedi universitarie si stima che siano circa 16mila le lampadine da sostituire. Il secondo riguarda l'inserimento di timer per l'accensione e lo spegnimento delle luci con un doppio tipo di sensori, sia quelli al passaggio che quelli crepuscolari. «Sono interventi già avviati», dice il rettore, «cose che potevamo fare subito con le nostre forze e che quindi abbiamo già fatto partire».
EFFICIENTAMENTO In realtà la d'Annunzio, già in epoca pre-Covid aveva fatto fare uno studio da una società esterna, specializzata nel settore, per l'efficientamento energetico di tutte le strutture di Chieti e Pescara. Oltre alla sostituzione delle lampadine, erano previsti anche pannelli solari e nuovi infissi. «All'epoca, tra il 2018 e il 2019», dice il rettore, «la stima dei costi di questo tipo di opere era di circa 10 milioni di euro. Un costo che al momento non è più possibile affrontare, proprio perché dobbiamo pagare bollette così alte. Senza contare che le stime del periodo pre-Covid in edilizia sono parimenti aumentate». Lo studio di massima è dunque pronto ma l'università non ce la fa da sola a tradurlo in interventi concreti, ha bisogno quanto meno di un co-finanziamento ministeriale. «Faremo una richiesta di un co-finanziamento ministeriale per l'efficientamento energetico al Ministero», conferma Caputi, «certo ci piacerebbe non essere da soli. Meglio sarebbe se intervenisse direttamente la Crui».

