«Costretti a vendere 9 milioni di beni»

Ater, intervista al commissario Gabini: ho tagliato le spese inutili ma la situazione resta critica. Ora tocca a D’Alfonso
CHIETI. E’ un’impresa difficile come quella di far tornare a galla la Concordia. Antonella Gabini, il commissario del dopo tangenti e stipendi d’oro all’Ater di Chieti, spiega al Centro l’operazione salvataggio dell’ente che qualcuno, guardando al passato, paragona a un piccolo scandalo Mose.
Scossa dalla bufera delle manette e dal benservito agli ex amministratori, l’Ater di via Silvino Olivieri ora scommette su una donna manager venuta da Avezzano che piace ai politici di destra e di sinistra. Ma la cura non è indolore: passa attraverso la vendita di beni immobili per nove milioni di euro. La firma più importante però tocca alla giunta regionale di Luciano D’Alfonso.
Commissario Gabini a quanto ammonta il debito dell’Ater di Chieti?
«Le esposizioni più contingenti sono di 4,5 milioni di euro soprattutto con la Carichieti. Ma se a questa cifra aggiungiamo il debito con Bankitalia superiamo i 9 milioni di euro».
Lei dice che Regione diventa determinante, perché?
«Perché la giunta deve approvare prima che può il Piano di riequilibrio finanziario che gli ho trasmesso. Solo così, nell’arco dei prossimi tre anni, possiamo raggiungere il pareggio di bilancio. La situazione resta critica: non abbiamo cassa, neppure per interventi di manutenzione degli alloggi.
Il Piano di riequilibrio è stato un lavoro complesso che ha comportato una rigorosa ricognizione di tutte le spese con il taglio di quelle inutili che ammontano a 900 mila euro. Mi riferisco innanzitutto ai compensi di ex amministratori (Domenico Recchione primo fra tutti, ndr). A pieno regime il taglio salirà a un milione a 200 mila euro. Ma non basta. Occorre molto di più per far quadrare i conti».
Intende dire che l’Ater deve vendere i suoi immobili. Quali beni saranno messi sul mercato? Gli ininquilini debbono cominciare a preoccuparsi?
«Assolutamente no: non venderemo alcun bene immobile con finalità sociale. Per ripianare i debiti esistenti metteremo sul mercato, dopo il via libera della giunta regionale, immobili di natura commerciale, terreni e ruderi di proprietà dell’Ater. Le assicuro che sono tanti ed alcuni di essi sono dei veri e propri gioielli».
E’ possibile fare qualche anticipazione? La casa destinata agli studenti, all’incrocio fra via Arenazze e via Gran Sasso, sarà venduta?
«No, non è possibile venderla. Ma c’è un immobile dietro alla nostra sede di via Olivieri che sicuramente sarà ceduto. Così come ci sono molti beni a Ortona che saranno venduti. Palazzi nuovi e negozi.
C’è anche un immobile di prestigio che, extrema ratio, potremmo anche alienare. Mi riferisco alla sede della filiale ortonese di Carichieti che è di nostra proprietà. Solo in questo modo possiamo riequilibrare le finanze dell’ente mantenendo un canone medio mensile di 55 euro ad alloggio, riprendendo l’attività di manutenzione e dando la certezza degli stipendi ai nostri dipendenti che, dopo quattro mesi, in questi giorni riceveranno un acconto su quanto spetta loro. Spero solo che la giunta D’Alfonso ora non faccia mancare il proprio appoggio approvando con urgenza il Piano di riequilibrio».
L’ultima domanda è sulle inchieste che riguardano il passato (leggi Marcello Lancia). Ne esistono due, una delle quali parte da una sua denuncia: Ci sono sviluppi?
«La procura sta indagando ma non posso parlare. Il mio compito è quello di riportare rigore che all’Ater è mancato».

