Così la banda delle casseforti ingannava i direttori di banca

2 Dicembre 2021

CHIETI. Era talmente freddo e scaltro da ingannare persino un direttore di banca. Marco Adelli, il ladro romano di 62 anni capace di aprire le casseforti degli sportelli automatici in pochi minuti,...

CHIETI. Era talmente freddo e scaltro da ingannare persino un direttore di banca. Marco Adelli, il ladro romano di 62 anni capace di aprire le casseforti degli sportelli automatici in pochi minuti, non si fermava davanti a nulla. Lo raccontano le carte dell’inchiesta che ha portato la squadra mobile di Chieti, due giorni fa, ad arrestare i quattro componenti della banda che ha rubato oltre 600mila euro in sei bancomat (altri tre colpi sono sfumati all’ultimo momento) fra Chieti, Pescara, Città Sant’Angelo, Martinsicuro e Fossacesia. In manette, oltre ad Adelli, sono finiti tre pescaresi: il «cervello dell’organizzazione» Osvaldo Mancini, 70 anni, titolare di una ferramenta, e il suo «braccio destro» Paolo De Luca (51) sono stati rinchiusi in carcere; è invece ai domiciliari «l’insospettabile» Antonio Maravalle (60), titolare di un’azienda di San Giovanni Teatino specializzata in assistenza tecnica di casseforti, che forniva ai complici chiavi di accesso e codici.
IL COLPO PIÙ DIFFICILE
Il 22 giugno del 2020 la banda ha intenzione di svaligiare il bancomat della filiale Ing Direct in viale Marconi, a Pescara. Sono le 19.30 quando Adelli incrocia il direttore della banca. E qui c’è il colpo di scena: anziché darsi alla fuga a gambe levate, il ladro romano riesce ad apparire un «anonimo operatore del sistema di sicurezza della banca, con il berretto e con una borsa a tracolla», è riassunto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Andrea Di Berardino su richiesta del procuratore Lucia Anna Campo, che ha diretto le indagini dei poliziotti della sezione reati contro il patrimonio, coordinati dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio e dal commissario Nicoletta Giuliante.
IL MAXI BOTTINO
Adelli non perde la calma neppure quando scambia qualche parola con il direttore: a un certo punto saluta, sorride e va via. Ma il colpo è solo rinviato. Perché il ladro romano attende che il direttore lasci l’istituto di credito ed entra nuovamente nel locale che ospita il bancomat. Stavolta non c’è nessuno che può fermarlo, neanche il responsabile della filiale. Il meccanismo è il solito: utilizzando la chiave elettronica per il disinserimento dell’allarme duplicata da Mancini e il codice di sblocco e di apertura della cassaforte fornito da Maravalle, il 62enne s’impossessa di 90mila euro. Ad aspettarlo all’esterno, come dimostrano le immagini delle telecamere, c’è De Luca, alle spalle «allarmanti precedenti», specialmente per rapina aggravata dall’uso delle armi. Poi, la fuga. E solo l’illusione di averla fatta franca anche quella volta. Perché due mattine fa, a distanza di quasi un anno e mezzo da quel colpo, sono arrivate le manette. (g.let.)
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