Cotir, l’ex centro ricerche assaltato da ladri e vandali

9 Giugno 2022

La struttura di contrada Zimarino all’abbandono: porte divelte e mezzi spariti  Appello del sindaco Menna alla Regione: «Lo stabile deve essere recuperato» 

VASTO . Dalle stelle alle stalle. La sede del Cotir di Vasto di contrada Zimarino da elegante centro di ricerca è diventata una meta per gente poco raccomandabile. Il sindaco, Francesco Menna, torna a chiedere alla Regione il recupero dell’ex centro ricerche e dell’area circostante e avanza una serie di proposte. «L’importante», dice il primo cittadino, «è mettere fine ai continui assalti di vandali e ladri».
DENUNCE INASCOLTATE
Mezzi agricoli, attrezzature e computer sono stati rubati. Le porte divelte. Grondaie e canali di rame spariti e le forestiere svuotate. I sanitari divelti e gli arredi distrutti. All’interno il fetore è insopportabile. Negli ultimi anni le razzie nella struttura non si contano più. «Ho denunciato tante volte alla Regione, ente da cui dipende il Cotir, quello che accade», dice Menna. «La Regione non risponde e non tiene in alcuna considerazione i miei appelli. È assurdo lasciare in totale abbandono un immobile pubblico che potrebbe essere utilizzato a fini sociali, sanitari e di pubblica utilità. Ho proposto di dare la struttura al Civeta, ma l’idea è stata bocciata. Proprio come la trasformazione del capannone in cimitero per cani e gatti. Quell’immobile potrebbe diventare la sede della Protezione civile, della Croce rossa o potrebbe essere affidata ad enti che si occupano di volontariato. Potrebbe anche essere utilizzato per scopi sportivi. La sua vicinanza al casello di Vasto Nord la rende appetibile per tantissime iniziative. Così invece è utile solo a rapinatori in fuga, piuttosto che per incontri illegali, raid e devastazioni».
IL DEGRADO
Da quando nel 2017 il Cotir è stato chiuso e i 30 dipendenti mandati altrove, nessuno ha più vigilato sulla struttura. Già tre anni fa l’attuale consigliere regionale Mauro Febbo aveva attaccato pesantemente la Regione, definendo le condizioni del centro «il più triste epilogo che poteva capitare ad un ente di ricerca». Negli anni, il centrodestra e centrosinistra si sono rimpallati le responsabilità. A gennaio 2018, dopo la decisione di sospendere ogni tipo di attività al Cotir assunta e decisa proprio dai liquidatori e ratificata dall’assessorato alle Politiche agricole della Regione, le cose sono peggiorate. Infatti, la scelta di mettere in liquidazione il centro di ricerca vastese ha praticamente compromesso il futuro dei lavoratori e della stessa struttura, un tempo luogo di eccellenza. Costata miliardi di vecchie lire è ora completamente distrutta, sia all’interno che all’esterno. Il sindaco Menna viene contattato spesso da imprenditori e cittadini e a lui viene denunciato il degrado e l’utilizzo, spesso illegale del capannone. C’è chi racconta di avere visto per settimane gruppi di immigrati rifugiati nell’immobile fra la sporcizia e chi invece ha visto allontanarsi persone con materiale trafugato. «Ripeto», insiste Menna, «per la posizione che occupa quella struttura potrebbe essere destinata alla pubblica utilità. Non solo l’area sarebbe recuperata, ma potremmo offrire al territorio servizi utilissimi. Nella peggiore delle ipotesi, la Regione potrebbe utilizzarla come deposito dopo averla bonificata e ripulita dalla sporcizia. Tutto, ma non l’abbandono e il degrado a cui è stata condannata».
L’IPOTESI DI RECUPERO
Qualche mese fa Fabio Cieri, un imprenditore della tartuficoltura e della ristorazione, ha proposto di realizzare al suo interno un centro di ricerca e sperimentazione sul tartufo, parlando di una grande opportunità offerta al Vastese e all’Abruzzo. Cieri avrebbe voluto creare a Vasto un istituto specializzato, dotato di sala convegni, laboratori, uffici, serre e aree didattiche, recuperando e valorizzando l’immobile abbandonato. La gestione proposta sarebbe stata pubblico-privata, avrebbe creato opportunità per gli imprenditori agricoli e le amministrazioni locali. Ma anche quell’offerta non è stata presa in considerazione. Nei laboratori devastati ci sono ancora provette, contenitori di semi e i camici appesi alle pareti. Nella devastazione totale spuntano disegni e foto che raccontano il passato del centro d’eccellenza. Per il resto è tutto marciume.
L’APPELLO
Un triste e ingiustificato epilogo che potrebbe essere cambiato dalla Regione, accettando una delle tante proposte di recupero presentate dal Comune di Vasto o dai privati. «Quella struttura», commenta amaramente Menna, «non è giusto che rimanga una discarica, rifugio di malintenzionati. È un pericolo anche per la sicurezza dei cittadini. La Regione decida cosa farne».
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