Cotir, protesta sospesa Arrivati 150mila euro

24 Dicembre 2015

Accertato il bonifico di 4 mensilità 2014, i ricercatori interrompono l’occupazione La partita si gioca nell’incontro del 28 all’assessorato dell’agricoltura in Regione

VASTO. Hanno ripreso le loro cose e sono tornati a casa per trascorrere il Natale in famiglia i lavoratori del Cotir. La protesta però non è finita «É solo sospesa e così pure lo stato di occupazione», precisano tecnici e ricercatori che per due anni hanno lavorato senza ricevere lo stipendio. La decisione è stata presa dopo aver accertato che il bonifico di 150mila euro per il pagamento di 4 mensilità del 2014 era stato effettivamente fatto. «I fatti degli ultimi giorni hanno sostanzialmente confermato le comunicazioni ricevute dal presidente D’Alfonso e dall’assessore Pepe nell’incontro tenutosi in Regione il 18 dicembre», scrivono in un nota i rappresentanti della Cisl e della Cgil, Maurizi e Sinimberghi.

«Dai riscontri effettuati emerge che effettivamente gli uffici regionali competenti hanno eseguito i mandati di pagamento a favore del Cotir. Inoltre, i bonifici delle prime 4 mensilità sono stati eseguiti come da verifiche fatte, e quindi l’accredito delle spettanze sui conti correnti dei dipendenti è subordinato esclusivamente ai tempi tecnici».

Dopo i 150 mila euro dovrebbero arrivare altri 320mila euro. A partire dalle 14 di ieri la protesta è stata interrotta. Il Cotir non è più occupato.

«É evidente che i lavoratori restano in attesa dell’illustrazione del piano di riordino prevista per martedì 28 dicembre,alle 10:30, nella la sede dell’assessorato all’agricoltura di Pescara», annotano Maurizi e Sininberghi.

La partita si gioca quindi subito dopo Natale.

I lavoratori si augurano di prendere atto il 28 dicembre della solidità della proposta di riordino anche in relazione alla strategia per il pagamento degli stipendi 2015 e per il proseguimento delle attività di ricerca per il 2016 e anni successivi.

«Vogliamo finalmente conoscere il nostro futuro. Sapere cosa ne sarà dei centri di ricerca e cosa ne sarà di noi. Abbiamo fatto il nostro dovere per due anni senza ricevere nulla per salvare il salvabile. Ora è arrivato il momento di ricevere quello che ci spetta: il nostro stipendio e soprattutto sapere che il nostro sacrificio è servito a qualcosa», dicono i lavoratori.