Cotir: tagliato il gas, da lunedì niente luce

L’ente verso la chiusura. Febbo (FI) scrive alla Corte dei Conti. Senza corrente elettrica rischio danni alla strumentazione
VASTO. Esattamente un anno fa, dopo aver atteso per 24 mesi lo stipendio, i dipendenti del Cotir (Consorzio per la divulgazione e la sperimentazione delle tecniche irrigue) salirono per protesta sul tetto del centro ricerche. Il gesto sembrava aver dato una scossa alla vicenda. A distanza di un anno la situazione è ancora più drammatica. Da ieri il Cotir non ha più gas e i lavoratori sono al gelo. Dopodomani sarà staccata anche l’energia elettrica con conseguenze gravissime sui delicati impianti. Il consigliere regionale Mauro Febbo (FI) ha chiesto l’intervento della Corte dei Conti configurando un danno erariale e patrimoniale. «I dipendenti del Cotir sono costretti a lavorare in condizioni assurde e da lunedì verrà a mancare anche l’energia elettrica causando un danno immobiliare e patrimoniale alle strutture di proprietà della Regione che denuncerò alla Corte dei Conti», accusa Febbo, puntando il dito contro una politica che in 30 mesi non ha ancora affrontato le problematiche relative ai Centri di ricerca regionali. «Il risultato è agonia delle strutture e mortificazione umana e professionale dei lavoratori», commenta Febbo.
I lavoratori non parlano. Non hanno più la forza nè la voglia di farlo. Parlano i fatti. «Da mesi ho denunciato la lentezza sia della Regione e sia del dipartimento Politiche agricole nell’affrontare le problematiche inerenti i Centri di ricerca e l’esigenza di attribuire subito il milione di euro stanziato al fine di sbloccare le progettualità in essere e arginare le emergenze. Perché non è stato fatto nessun passo in avanti per arrivare al Centro unico unificando l’ente vastese con le altre strutture abruzzesi? Oggi ci troviamo di fronte a una situazione triste e preoccupante».
Il milione di euro non è arrivato, in compenso i lavoratori trascorreranno il secondo Natale al freddo, al buio «e senza la possibilità di comprare neanche un torrone per i propri figli», aggiunge Febbo.
Cotir e Crab saranno costretti a chiudere i battenti perché impossibilitati a pagare le utenze indispensabili. «Mai», continua Febbo, «si era arrivati a una situazione così degradante. Le strutture e la strumentazione rischiano di essere irrimediabilmente danneggiati. Lo strumento per la radiografia nucleare, costato 800 mila euro, in caso di interruzione della corrente elettrica avrebbe bisogno di 200mila euro per ripristino delle funzioni che devono essere costantemente alimentati dall’energia elettrica. I lavoratori si apprestano a vivere giorni veramente difficili».
I ricercatori sono scoraggiati. Anni di lavoro saranno distrutti per colpe che loro non hanno.
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