Covid, 10 morti nella casa di riposo La procura: «Processate il titolare»

30 Marzo 2022

L’accusa: la residenza Don Bosco di Ortona avrebbe potuto ospitare 20 anziani e invece ce n’erano 37 «L’assenza del distanziamento sociale ha provocato il contagio di tutti pazienti e il decesso di alcuni»

CHIETI. È accusato di omicidio colposo plurimo per la morte di dieci pazienti positivi al Covid ospitati nella casa di riposo Don Bosco. Alberto Salutari, 55 anni di San Giovanni Teatino, responsabile legale della società che gestisce la struttura ricettiva per anziani di Ortona, rischia di finire sotto processo dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani. A occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri del Nas di Pescara. Il 6 aprile il caso arriverà davanti al giudice per l’udienza preliminare Andrea Di Berardino.
L’imputato, secondo l’accusa, ha accolto nella struttura «un numero di ospiti in esubero (per 17 unità) rispetto al numero dei posti letto autorizzati (pari a 20)». Non solo: nelle stanze di degenza, sempre in base alla ricostruzione della procura, non venivano rispettate le regole di distanziamento sociale «imposte per la prevenzione del contagio dal virus Sars.Cov2».
In questo modo, per «colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza», il 55enne avrebbe causato o «comunque agevolato il contagio di tutti i pazienti ospitati nella struttura» e il «conseguente decesso» – nel dicembre del 2020 – di dieci anziani, di età compresa tra 80 e 97 anni. Alcuni parenti delle vittime, assistiti dagli avvocati Massimiliano Ceddia e Massimo Finizio, sono pronti a costituirsi parte civile. L’indagato, difeso dall’avvocato Alessandro Perrucci, avrà modo di respingere tutte le accuse.
L’inchiesta è partita quando i Nas, una volta appresa la notizia del focolaio Covid scoppiato alla residenza Don Bosco, hanno avviato una serie di approfondimenti negli uffici della Asl Lanciano Vasto Chieti e in quelli del Comune di Ortona, per verificare le autorizzazioni in possesso della struttura. Il 1° gennaio del 2021 è scattata l’ispezione dei militari del comando per la tutela della salute, che in quel periodo stavano controllando le strutture per anziani di tutto l’Abruzzo. Dal sopralluogo, in base agli accertamenti dei militari, è emerso come alla Don Bosco non venissero rispettate le regole per prevenire il contagio in quanto gli spazi non erano sufficientemente adeguati. Anche perché, «senza alcun tipo di autorizzazione», i posti erano stati aumentati quasi del doppio.
Più nel dettaglio, sempre secondo quanto relazionato dai carabinieri del Nas, in ogni stanza c’erano due posti letto. Ma tutte le camere, essendo inferiori a 14 metri quadrati, avrebbero potuto ospitare un solo paziente.
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