Covid e influenza, crescono i casi Ma il picco arriverà sotto Natale

11 Dicembre 2023

I centri vaccinali registrano un aumento del 40%. C’è disattenzione: non si utilizza più la mascherina La dottoressa Mammarella: sono cambiati i sintomi del virus, viene scambiato per malattia stagionale

CHIETI. Dopo quasi tre anni di mascherine, tamponi e distanziamento sociale il Covid non perde la sua forza e, proprio sotto il periodo natalizio che richiama la convivialità e lo stare insieme, torna a farsi sentire. C’è infatti un nuovo allarme nella provincia teatina. L’aumento delle richieste di vaccinazione anti-Covid 19, seguite a pari passo dalla campagna antinfluenzale, confermano da una parte la crescita dei casi e, dall’altra, una maggiore attenzione al virus.
Dottoressa Ada Mammarella, lei è responsabile del Servizio igiene e sanità pubblica. Ci può fare un punto sui casi Covid in provincia di Chieti?
«Stiamo registrando un aumento dei casi. Rispetto alle scorse settimane possiamo segnalare circa un 30-40 per cento di casi in più in provincia. È però da tenere in considerazione che molti preferiscono farsi il tampone a casa e noi non lo veniamo neppure a sapere e non lo registriamo. I dati comunque sono in linea con quelli nazionali».
Quando è previsto il picco?
«Sicuramente sotto il periodo natalizio, è questo vale sia per l’influenza che per il Covid, perché si sta più insieme. Inoltre, non si utilizza più la mascherina come negli anni passati. Sicuramente ci sarà un aumento. Mi auguro che proprio per questo motivo nelle prossime settimane ci sia una crescita della richiesta di vaccini sia Covid che antinfluenzali così da avere una copertura maggiore, soprattutto ai soggetti più fragili».
Come stanno andando le richieste di vaccinazioni anti- Covid 19?
«Sono in crescita le richieste di vaccini, così come quelle per l’influenza».
Vanno di pari passo con le richieste per le vaccinazioni influenzali?
«C’è un aumento di richieste sia per quanto riguarda la vaccinazione antinfluenzale che quella anti-Covid che, però, registra dati ancora troppo bassi rispetto alle dosi per l’influenza».
E perché non c’è richiesta?
«Spesso capita che quando noi proponiamo la vaccinazione per il Covid le persone ci dicono che non la vogliono fare perché ne hanno già fatti troppi».
Qual è la fascia che richiede di vaccinarsi?
«Principalmente la fascia adulta, dai 50 anni in su».
Sono cambiati i sintomi del Covid?
«Sì, principalmente si accusano tosse, mal di testa e malessere: sintomi che possono essere scambiati per una normale influenza. Proprio per questo ci sono gli aumenti dei casi perché le persone non si vanno a fare il tampone».
Dottoressa, a tre anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, è cambiato l’atteggiamento delle persone verso il virus?
«Sì, anche perché adesso le persone si sono stufate di mettere la mascherina. C’è più disattenzione purtroppo. Noi raccomandiamo sempre di mettere la mascherina e di proteggersi anche per un raffreddore, una semplice tosse, o quando si sta negli ambienti chiusi. Lo stesso dobbiamo continuare a fare noi operatori sanitari che ogni giorno siamo in corsia e siamo soggetti a rischio».
Vogliamo lanciare un appello alla prevenzione dato che il periodo natalizio si annuncia particolarmente delicato?
«Assolutamente sì, è necessario raccomandare la vaccinazione antinfluenzale e anti-Covid 19 agli operatori sanitari in primis, agli adulti di età superiore ai 70 anni. Per questi ultimi anche un’influenza può rappresentare una delle principali cause di polmonite, di infezioni di origine virale e allo stesso modo lo pneumococco è il principale responsabile delle polmoniti negli anziani. È raccomandata la vaccinazione anche per le donne che si trovano in gravidanza o del periodo post partum. Tutti questi soggetti possono recarsi sia negli ambulatori o dai medici per la dose. È bene ricordare che la vaccinazione antinfluenzale è gratuita per i bambini di età superiore ai sei mesi e fino ai sei anni».
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