Covid, i cinque mesi più difficili: il dramma delle case di riposo

Finora 62 vittime, soprattutto donne. Nella prima fase, un anno fa, erano stati registrati nove morti Tanti i contagi nelle residenze anziani. L’arcivescovo: «Almeno ora si possono celebrare i funerali»
LANCIANO. Il 6 novembre 2020 il primo decesso della seconda ondata, quello di N.C., 96enne della residenza anziani dell’Antoniano. Ieri, 6 aprile, altri due lutti hanno funestato la città: quello di una nonna di 101 anni, A.S., ospite di Villa Novecento, e di un nonno di 83 anni, A.S.. In mezzo 5 mesi di lacrime e morti: 62 in tutto, 6 negli ultimi 3 giorni. In media un morto ogni 2,5 giorni. Sono numeri che scuotono, colpiscono quelli relativi ai decessi della seconda ondata in città. Un numero ben al di sopra della prima ondata, quando i morti furono 9 e 89 i contagiati. E su questi decessi che hanno segnato 62 famiglie, le donne sono il doppio degli uomini: 41 donne e 21 uomini. Un dato che pare andare in controtendenza rispetto a quello dell’Istituto superiore di sanità che tra i morti col Covid più gli uomini, ma a Lanciano il dato è legato al fatto che forse si sono ammalate di più le donne e che queste erano molte di più nelle case anziani colpite dal Covid. La maggior parte dei decessi poi è di persone over 80. I più giovani sono una 56enne morta la settimana scorsa, e una 66enne. Una scia di lutti che ha visto morire anche due coniugi a 24 ore di distanza l’uno dall’altro.
«Ad incidere in questa seconda ondata sul numero purtroppo alto dei morti sono senza dubbio i focolai che si sono sviluppati nelle residenze anziani», spiega il sindaco Mario Pupillo, «che hanno portato a oltre 30 decessi (11 all’Antoniano, 20 al Santiago, 3 decessi a Villa Novecento, ndc). Di conseguenza, anche l’età media delle persone strappate alla vita è più alta in questa ondata. Abbiamo purtroppo perso tanti nonni ultra 90enni (27 su 62, ndc) e della fascia di età degli 80 anni (23 anziani ndc), che erano anche affetti da patologie pregresse aggravate dal Covid. Ma al di là del dato statistico abbiamo perso affetti, donne e uomini che hanno dato tanto alla città e alla nazione, che hanno fatto uscire la nazione dalla guerra, che hanno sofferto. Sono un patrimonio di storia e ricordi che perdiamo spesso con un distacco brusco, brutto, difficile da accettare».
«In questi momenti così delicati», aggiunge l’arcivescovo della diocesi di Lanciano-Ortona, monsignor Emidio Cipollone, «la fede ci aiuta. Ci fa confidare nel Signore che conosce la sofferenza, avendola vissuta, e ci sostiene nella prova. Rispetto alla prima ondata ora si possono celebrare i funerali, che aiutano ad elaborare il lutto. Fino a maggio scorso il distacco era netto; molti sono morti in solitudine. Ci sono più decessi, ma medici e sanitari stanno facendo il possibile. Dobbiamo guardare avanti, aprirci alla speranza. Invito tutti al rispetto delle regole, perché qualcuno purtroppo non lo fa, e invito alla speranza che è anche nel vaccino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

