Crac dell’Essediemme, cinque condanne

15 Gennaio 2016

Il tribunale infligge tre anni e mezzo a Mattucci, il patron del Tortuga, e cinque anni ad un imprenditore ortonese

CHIETI. Diciannove anni complessivi di reclusione per un crac da un milione di euro. Cinque condanne e due assoluzioni al processo che si è chiuso due giorni fa al Tribunale di Chieti per la bancarotta fraudollenta della Essediemme srl, società ortonese dichiarata fallita il 5 giugno del 2008. Fra i condannati, a tre anni e 6 mesi di reclusione, spunta un nome eccellente, ovvero Mauro Mattucci, 60 anni, originario di Montefino ma residente a Montesilvano, patron del Tortuga, finito quattro mesi fa nei guai con la giustizia per l’inchiesta della Finanza e della Polizia di Chieti su presunte bancarotte fraudolente con emissione di fatture false, dice sempre l’accusa, per oltre 13 milioni di euro nei confronti di un gruppo di personaggi che, per la procura, afferivano all'imprenditore Mattucci. Che, a ottobre, è stato anche arrestato a Pescara perché coinvolto in una seconda inchiesta per evasione fiscale e truffa. Ma torniamo al processo di Chieti che si è chiuso con le condanne anche di  Nando Di Luca, pescarese di 42 anni, a 4 anni; Arturo Porreca, 44 anni di Vasto, a 3 anni e 6 mesi e Nicolino Di Giuseppe , 59 anni di Altino, a 3 anni. Sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto Mauro D'Agostino, 61 anni di Collecorvino, e Alessandro Toppi, 46 anni di Montesilvano. Il pm, Marika Ponziani aveva chiesto la condanna per tutti.

Ai cinque condannati il collegio (presidente Geremia Spiniello) ha inflitto anche l'inabilità per 10 anni all'esercizio di imprese commerciali e per la stessa durata l'incapacità di esercitare uffici direttivi.

Secondo la procura, dall’Essediemme, azienda di profilati metallici, nella quale Porreca risultava amministratore di fatto fino al fallimento, cioè al 2008, sarebbero stati distratti beni immobili e strumentali attraverso contratti simulati. Sarebbero stati inoltre sottratti crediti per un importo complessivo di 780mila euro attraverso una cessione ad un’altra società, la Ma Ni, senza riceverne alcun corrispettivo, mentre 198mila euro – si legge ancora sul capo di imputazione – sarebbero stati distratti attraverso prelievi dai conti correnti della società. Infine, dice l’accusa, 42mila euro furono trasferiti tramite bonifico bancario alla società Maga immobiliare.. La vicenda va in appello.(g.l.m)