Crepe e cemento distrutto Casa dello studente a pezzi

L’immobile da tre milioni per 47 universitari è pronto da 8 anni ma resta chiuso E ora l’edificio è nel degrado: piove nelle stanze già arredate. Servono altri fondi
CHIETI . Crepe lungo i muri, verticali e orizzontali; cemento che si stacca e cade a pezzi; quando piove l’acqua entra nelle stanze e adesso le pareti sono ricoperte di muffa. Eccola la casa dello studente tra via Gran Sasso e via Arenazze: è l’eterna incompiuta, costata quasi 3 milioni di euro e mai aperta. Nell’edificio di 5 piani, 22 stanze doppie e tre singole per 47 universitari, ci sono già i citofoni con gli impianti a scheda magnetica, i tavoli in legno, i divani in pelle arancione, i letti e gli attaccapanni: la casa dello studente, con i lavori iniziati l’11 gennaio del 2008, avrebbe dovuto essere pronta il 4 luglio del 2009 ma il cantiere è andato avanti fino al 2011. Da allora, l’immobile resta un monumento agli sprechi. L’edificio sarebbe dovuto costare meno di tre milioni ma poi i costi sono lievitati. E tutti quei soldi stanziati dalla Regione all’Ater non sono ancora bastati per ultimare il palazzo: adesso mancano circa altri 500mila euro per realizzazione di una scala antincendio.
Ma un palazzo lasciato all’abbandono dal 2011, come può diventare dopo quasi 10 anni? La risposta è nelle immagini: l’edificio è segnato dalle crepe che corrono lungo i muri, dall’alto in basso e anche orizzontalmente, e nessuno può sapere se è accaduto per l’assestamento della struttura o perché la collina di via Arenazze-via Gran Sasso si muove. L’elenco dei danni comprende anche parti di cemento venute giù: muri scrostati come se quell’edificio avesse trent’anni e più mentre non è stato mai abitato. È crollato anche un pezzo del battuto di cemento che porta al seminterrato. Poi ci sono le infiltrazioni d’acqua: piove dentro la casa dello studente e a dimostrarlo sono le pareti diventate ormai verdi e le pozze d’acqua sul pavimento. La casa dello studente, pronta da 8 anni, per accogliere gli allievi dell’università d’Annunzio ormai non lo è più: oltre ai soldi per ottenere l’agibilità con la costruzione della scala antincendio, serviranno altri fondi per aggiustare i danni causati dall’abbandono. E cancellare le firme dei vandali: la recinzione del seminterrato è aperta e si accede liberamente. Così i muri del locale sono imbrattati – «Siamo il top», recita una scritta rossa che sa di beffa –, a terra un cucchiaio usato dai tossicodipendenti e un tappeto di sporcizia con decine di piccioni morti.
Una storia infinita: l’atto di nascita della casa dello studente riporta al 17 febbraio 1992 quando una legge regionale finanzia i lavori; poi, il 10 dicembre 1997 la Regione affida la costruzione allo Iacp, ora Ater. Il 10 settembre del 2012, quando sono passati già 20 anni, la Regione certifica la «lievitazione dei costi»: «È stato necessario, su proposta dell’Ater, integrare il finanziamento iniziale con ulteriori finanziamenti autorizzati dalla Regione per complessivi 1.712.279,74 euro, provenienti dalla vendita del patrimonio abitativo pubblico della stessa Ater».

