Crescita inarrestabile per Sevel Si va verso l’aumento dei turni?

23 Aprile 2016

I mercati europei e messicano impegnano lo stabilimento del Ducato ma i dipendenti sono stremati Il lavoro di notte è solo per i volontari, ma potrebbe cambiare. In arrivo 150 trasfertisti per fare le ferie

ATESSA. Ancora lavoro per la Sevel, fabbrica nata nel 1978 come risultato di una joint-venture tra i marchi Fiat-Chrysler, Peugeot e Citroen per la produzione di veicoli commerciali leggeri, che sta vivendo un vero e proprio momento di grazia dal punto di vista produttivo. I mercati europei e messicano, sia per quanto riguarda i furgoni Ducato, Jumper e Boxer che le componenti per la produzione del Ducato ProMaster messicano, sono insistentemente alla ricerca di nuove produzioni. Solo per il Messico le componenti richieste sono passate da un anno all’altro da 32mila a 52mila pezzi. Per i furgoni veri e propri è ancora difficile fare una stima, ma i numeri crescono mese dopo mese. Per la fine del 2016 si viaggia ben oltre i 260.800 veicoli prodotti nel 2015. La Sevel si trova dinanzi ad una delle più imponenti salite produttive della sua storia, che sicuramente comporterà una rivoluzione anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro. Si corre ai ripari già dal primo maggio, giorno a partire dal quale verranno impiegati 150 trasfertisti (operai provenienti da altri stabilimenti della galassia Fiat-Chrysler) per consentire ai dipendenti Sevel di godere di ferie e permessi residui. È stato calcolato, infatti, che ogni dipendente in media deve usufruire ancora di 11 giornate di riposo non godute.

POSSIBILI SOLUZIONI. La direzione aziendale non ha fornito numeri, né ci sono certezze sulla durata dell’ondata produttiva. Come si potranno soddisfare le richieste di mercato? I dipendenti vengono da un 2015 con ben 15 turni di straordinario e quest’anno la direzione ha ricominciato già da gennaio a programmare turni extra. L’azienda potrebbe chiedere straordinari aggiuntivi, ma si tratta di impegnare sempre le stesse persone che sono ormai stremate. Intanto sono state programmate 35 nuove assunzioni. Si tratta, però, di lavoratori con contratti di somministrazione a termine per 32 ore lavorative, che si aggiungono ai circa 50 attuali che hanno un contratto con scadenza a fine giugno che sarà quasi certamente prorogato. Poi ci sono i cosiddetti weekendisti, ovvero la 50ina di dipendenti che lavorano in fabbrica dal giovedì alla domenica pomeriggio, ma solo nel reparto lastratura e per le produzioni destinate al Messico.

NUOVA TURNAZIONE? Una risposta al crescente ritmo produttivo potrebbe essere quella di aumentare i turni di fabbrica. Attualmente in Sevel si lavora nei turni di mattina e pomeriggio e per la notte c’è il turno fisso destinato ai soli volontari. Si tratta di un’anomalia rispetto agli altri stabilimenti della galassia Fiat-Chrysler in Italia che invece svolgono tutti i canonici 18 turni, ovvero mattina, pomeriggio e notte a rotazione. Questa ipotesi, così come qualsiasi altra che arriverebbe a scardinare una consuetudine che dura da anni, sarebbe da valutare molto attentamente, ma potrebbe avere anche ricadute occupazionali. Per Melfi l’incremento produttivo ha significato duemila assunzioni. Intanto sono aumentati i turni (da 18 a 21) per tutti gli addetti alla manutenzione.

FIM-CISL. «Questa crescita è positiva per le possibili ricadute occupazionali», commenta Giovanni Zinni, rappresentante Fim-Cisl, «ma bisogna vedere come gestirla, compito che assolveremo nei prossimi mesi monitorando da vicino la situazione, al fianco degli operai». Un segnale positivo da parte dell’azienda Zinni lo coglie nella sperimentazione che riguarda le Ute 1, 2 e 3 dell’officina montaggio turno B, dove saranno sistemate delle agende in cui i lavoratori possono programmare direttamente la fruizione dei permessi, senza doverli chiedere al capo Ute e al team leader. «In questo modo», commenta Zinni, «si recupera quel rapporto di fiducia che in molti casi è andato perduto». Meno bene, rimarca la Fim, per quanto riguarda la concessione dei part time alle donne -l’azienda si era impegnata a sanare quelli inevasi del 2014 e 2015 entro febbraio, ma non l’ha fatto- e i lavoratori sotto inquadrati.

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