Crescono le nuove povertà E il baratto torna di moda

15 Marzo 2015

La Caritas: in città è una pratica che si sta diffondendo sempre di più C’è chi ricomincia a coltivare la terra. Sarti e falegnami mestieri da riscoprire

LANCIANO. «Animare il pensiero per trovare risposte valide, sia a livello economico che sociale, in tempi difficili come il nostro». Per suor Chiara Curzele è la vitalità, l’inventiva, la fantasia guidata sempre dai valori cristiani della solidarietà e dell’humanitas ovvero di un’umanità positiva, attenta alle relazioni, ai valori interpersonali, senza distinzioni, a dover guidare l’economia oggi. In un periodo di profonda crisi non solo economica, ma anche sociale. La suora ha parlato nel convegno “Humanitas e Caritas: economie sociali” organizzato dalla Caritas diocesana nell’ambito dei Giorni dell’otium, giorni volti alla riflessione su temi sociali, sulle risposte che anche i cristiani devono e possono dare per migliorare l’economia, quindi il vivere sociale. Con la suora c’erano il giornalista del Sole 24 Ore Giuseppe Chiellino, l’arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone, il direttore Caritas diocesana, Luigi Cuonzo. Relatori che hanno evidenziato che nell’economia oggi manca proprio l’humanitas, un senso di giustizia sociale.

«I padri della Chiesa avevano indicato la via secoli fa», ha fatto notare suor Chiara «parlando di economia come valore sociale, come atto di restituzione agli altri. L’elemosina non è carità, ma è senso di giustizia. La proprietà c’è, ma è di Dio che la lascia amministrare agli uomini, a tutti gli uomini».

«Un’economia oggi deve basarsi su tutti, indistintamente, perché ognuno di noi offre la sua capacità, la sua inventiva per costruire qualcosa di utile assieme», ha aggiunto Cuonzo, «bisogna riscoprire nuove energie e talenti. Ci deve essere libertà di mercato ma nella giustizia sociale».

Nuove energie per evitare che si torni al baratto. Oggi nascono queste forme antiche di “pagare” un bene offrendone un altro. «Anche in città il baratto c’è», ha detto Cuonzo, «anche se non è il massimo per una società che dovrebbe trovare nuove vie, e perché no, come sta accadendo, recuperare vecchi mestieri». Si torna a coltivare la terra e ci sono altri mestieri come sarti e falegnami da riscoprire.

Nonostante ciò la povertà continua a crescere e a farlo a livello esponenziale. «Sono 4.100 i poveri assistiti dalla Caritas diocesana», ha rilevato Cuonzo, «2.600 tra Lanciano e i comuni del comprensorio e 1.500 tra Ortona e zone vicine. Sono raddoppiati in due anni perché sono entrate nell’elenco famiglie che riuscivano ad andare avanti con pochi risparmi, gli ammortizzatori sociali, ma finiti questi e finiti i risparmi sono piombati nell’indigenza».

Teresa Di Rocco

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