Crollano le famiglie: 7mila in meno in 4 anni

Mancanza di lavoro, redditi in caduta, separazioni, natalità ai minimi De Matteo: dal Comune risposte importanti anche se con poche risorse
CHIETI. Beh, chi l’avrebbe mai detto: anche le città perdono fascino? No, lo spopolamento per mancanza di opportunità qui c’entra ben poco. C’azzecca in pieno la crisi finanziaria, invece, che non ha frontiere, né colori, né vessilli. È se il territorio di riferimento ha anche le sue parti molli, ecco che il tutto si riverbera senza tregua anche sui residenti. Insomma, è successo che Chieti nel quadriennio 2012-2015 abbia perduto qualcosa come 7.138 famiglie. In sostanza la città è passata da 30.074 famiglie del 2012 alle 22.936 di due ani fa, pur conservando più o meno lo stesso numero di residenti: 51.321 del 2012 contro i 51.815 del 2015. Di riflesso è cresciuto il dato sul numero medio di componenti il nucleo familiare: da 1,7 nel 2012 a 2,24 di due anni fa. Queste cifre sono soltanto uno spaccato del Piano sociale d’ambito distrettuale 2017-2018, in fase di chiusura nella sua elaborazione, e che vede lavorare fianco a fianco i Comuni di Chieti e Casalincontrada nel cosiddetto “Gruppo di piano”
Che succede allora? «Assistiamo al fenomeno delle famiglie che finiscono», spiega l’assessore alle politiche sociali, Emilia De Matteo, «per colpa della crisi finanziaria che non crea alcuna opportunità di vivere in maniera separata. Ci sono poi i divorzi e le separazioni. Come risposta, ecco che si torna a stare insieme tra genitori, figli e anche nipoti: tutti in un solo nucleo familiare, come accadeva tanti anni fa. Le esigenze aumentano sempre di più ma le risorse finanziarie sono sempre di meno: si fa gruppo per dividere meglio le spese e andare avanti». Anche il calo delle nascite è conseguenziale: Chieti è passata dall’indice 7,4 del 2010 al 6,6 del 2015: un crollo verticale e senza cenni di inversione di rotta.
Ovviamente per il Comune l’intervento nel sociale rappresenta una delle prime voci del bilancio. Perché con la crisi bisogna dare risposte, possibilmente veloci, anche se la macchina burocratica ha i suoi tempi farraginosi. «Si aggira sui tre milioni di euro la spesa che affrontiamo in questo settore», aggiunge l’assessore Di Matteo, «e il Comune mette a disposizione l’80% delle risorse. La particolarità di questi tempi è che garantiamo comunque i servizi senza sapere se i fondi poi arriveranno. Si intuisce subito, quindi, che fare programmazione con queste premesse diventa complicato, ma chi ha bisogno si rivolge a noi che siamo l’istituzione più vicina alla gente che ha bisogno».
Del resto a dare “conforto” al periodo difficile ci pensa un altro dato che sta per essere calato nel Piano sociale: il numero di accessi ai servizi di segretariato sociale, passati da 1.960 del 2011 ai 3.350 del 2015. «C’è molta collaborazione con la Asl», riprende De Matteo, «con la quale ci accingiamo a firmare un nuovo accordo di programma. Ma il problema di fondo è che il governo centrale deve destinare più risorse all’assistenza: perché una giusta integrazione socio-sanitaria abbassa comunque le spese sanitarie visto che l’utente del servizio potrebbe restare a casa».
Questi, intanto, sono i componenti del Gruppo di piano in rappresentanza del Comune di Chieti oltre alla De Matteo e all’assessore Giuseppe Giampietro: la dirigente delle politiche sociali Silvana Marrocco; i funzionari Elisabetta Raspa e Cristina Cavallucci; gli assistenti sociali Nella Fasoli, Donatella Salerni, Marina Di Iorio, Francesca D’Atri e Tonio Colella; i consiglieri comunali Marco Di Paolo, Marco Russo e Diego Ferrara.
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