Cura dimagrante per Ater: via i dirigenti e 6 impiegati

23 Gennaio 2016

Accordo sindacale sugli esuberi, bando per i trasferimenti in altre province Primi passi sul risanamento: l’ufficio “recupero crediti” incassa 30mila euro

CHIETI. Via tutti e tre i dirigenti e anche sei dei 23 dipendenti in forza all’Ater di Chieti. È la drastica cura dimagrante imposta all’azienda teatina di edilizia residenziale per assicurarle un futuro, dovendo fare i conti con un passivo di circa 12 milioni di euro, lascito di passate gestioni che hanno portato al commissariamento e all’apertura di diverse inchieste giudiziarie.

A settembre il commissario Antonella Gabini e il direttore Giuseppina Di Tella hanno presentato il nuovo piano industriale che parte dal contenimento dei costi, compreso quello del personale. Il numero degli esuberi è stato concordato con tutte le forze sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Confsal Fesica e Ugl). Partendo dal fatto che, trattandosi di personale pubblico non si arriverà al licenziamento, i sindacati si sono dati subito da fare per cercare possibili ricollocazioni. Anche se, in realtà, anche sul fronte del licenziamento nessuno può dormire sonni tranquilli. Il problema sorge dal fatto che, se è vero che i dipendenti Ater sono pubblici, è anche vero che il loro rapporto di lavoro con l’azienda territoriale è di tipo privatistico. È su questo passaggio che potrebbe scatenarsi la battaglia sindacale, anche se, per ora, ci sono le più ampie rassicurazioni che nessuno perderà il posto di lavoro. Anzi, a breve, uscirà un bando per la mobilità interna, frutto di un accordo per riassorbire gli esuberi in altre Ater.

Probabilmente, all’esito del bando, il numero delle persone da ricollocare potrebbe ridursi e, dunque, il problema resterebbe per tre o quattro dipendenti da sistemare in qualche altra struttura regionale. Almeno questo è l’auspicio dei sindacati che chiedono alla Regione di validare al più presto il piano industriale e di tener fede alla promesse. «Altrimenti – spiega il segretario regionale Confsal Fesica, Marco Russo – non staremo a preoccuparci solo del futuro degli esuberi ma anche della sopravvivenza stessa dell’Ater».

La Regione si è impegnata a garantire con fidejussione la richiesta di un mutuo bancario per 6 milioni e 700 mila euro. Ma per andare avanti in questa direzione bisogna subito approvare il piano industriale e trovare l’istituto di credito disponibile (attualmente la tesoreria è gestita da Carichieti).

Per quanto riguarda l’individuazione degli esuberi, i sindacati chiedono che si proceda secondo il criterio della professionalità e che si pensi che, con meno risorse umane, bisognerà comunque continuare a gestire l’azienda. Un plauso, infine, da parte sindacale è stato fatto al commissario per l’istituzione del servizio di recupero crediti, che nell’arco del primo mese ha portato nelle casse circa 30 mila euro, a fronte di una morosità di 4 milioni di euro lordi.

Arianna Iannotti

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