«D’Agostino e sindaco, giunta macchiata»

11 Gennaio 2015

L’intervento al veleno di Sel contro l’amministrazione che punta sul cemento accanto al fiume

CHIETI. Una «macchia alla credibilità dell’attuale amministrazione», questo il commento di Sinistra ecologia e libertà all’inchiesta “Terre d’Oro” che ha visto indagato per corruzione anche il sindaco Umberto Di Primio. Per Sel, che torna a tirare in ballo anche i fatti riguardanti l’ex assessore Ivo D’Agostino (nell’ambito dell’operazione “Sex for house”) la “macchia” è “l’ennesima” che vede implicata l’amministrazione di centrodestra che fa capo a Di Primio. Il coordinamento cittadino del partito ricorda che un anno fa, a gennaio 2014, presentò un’interrogazione parlamentare in cui «denunciava l’incongruenza del Prusst “Città lineare della costa” (che portò alla realizzazione di Megalò), in base al quale erano in procinto di essere realizzati altri interventi fortemente impattanti (Megalò 2 e Megalò 3) in palese contrasto con gli obiettivi e le finalità di un Programma di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio». La stessa interrogazione chiedeva al ministro Maurizio Lupi (Ncd come Di Primio) di attivarsi per verificare la situazione ed eventualmente superare il Prusst. «Oggi apprendiamo», continua il coordinamento cittadino del partito, «che nei pressi della stessa area si sarebbe verificato un traffico illecito di rifiuti che avrebbe determinato un innalzamento di quattro metri della sponda del fiume Pescara, con un’evidente alterazione dell’equilibrio idrogeologico già fortemente compromesso». Al di là del fatto che le accuse di corruzione nei confronti di Di Primio vengano o meno provate, agli occhi di Sel risulta comunque chiaro il fatto che l’amministrazione comunale ha «sostenuto progetti di ulteriore cementificazione in un’area ad alto rischio esondazione, ignorando le voci contrarie provenienti dalla società civile, dal mondo ambientalista e dalle associazioni dei commercianti che contestavano tali progetti non solo per motivi ambientali ma anche per motivi economici, poiché avrebbero aggravato la già precaria salute del commercio cittadino soprattutto nel centro storico». (a.i.)