D’Alfonso e il Pd: «Marzoli è il futuro»

Febo accusa il centrodestra e fa mea culpa, ma il governatore già prevede cambiamenti nella gestione del partito
CHIETI. Mentre il centrosinistra accusa il centrodestra di averla buttata in caciara e di aver usato modi e parole gravi contro di loro durante i festeggiamenti per la vittoria, il governatore Luciano D’Alfonso, interpellato dal Centro se non fosse il caso di rivedere un po’ la gestione del Pd con persone nuove come il votatissimo Alessandro Marzoli, ha risposto lapidario: «Marzoli è il futuro». Un giudizio chiaro del presidente della Regione su quelli che dovranno essere i prossimi passi per rivisitare un vecchio modo di fare politica con improbabili alleanze e apparentamenti rivelatisi fallimentari.
Marzoli, già consigliere del Pd e vicepresidente del consiglio comunale, è stato il più votato nel partito con 449 preferenze. É renziano della prima ora, quando il presidente del consiglio non ancora guidava il governo ed era stato appena eletto segretario del partito proprio con una corposta operazione di “svecchiamento”. Marzoli ha grandi seguaci e i risultati delle ultime consultazioni elettorali lo dimostrano, soprattutto tra il pubblico femminile non solo per la sua indubbia prestanza fisica, ma per il suo modo molto garbato, socievole ed elegante di porsi, mai spocchioso, né saccente, né radical chic. Presidente del Giba, Giocatori italiani basket associati, giocatore nello scorso campionato nel Sulmona, ma sempre in allenamento, Marzoli ha una grande passione per gli animali e per l’ambiente.
Intanto, ieri mattina, Luigi Febo, ha analizzato i risultati elettorali che lo hanno visto soccombere 47 seggi ad 8 contro il confermato sindaco Umberto Di Primio. Spalleggiato dalla classe dirigente del partito, con a capo Filippo Di Giovanni e Chiara Zappalorto, segretario cittadino e provinciale del Pd, e dal consigliere Marzoli, Febo preferisce nonostante tutto guardare al bicchiere mezzo pieno, critica il centrodestra, accusato di aver fatto solo “caciara” e fa mea culpa sulla mancata alleanza con la sinistra radicale. «Si poteva fare meglio se ci fosse stata unione con la sinistra teatina anche perché i nostri programmi erano sovrapponibili. C’è delusione per il risultato ma ripartiamo dai 9866 voti presi in città». Un tesoro da salvaguardare, a detta di Febo, per dar vita ad un’opposizione consiliare propositiva. «La nostra attività consiliare sarà responsabile perché la città deve tornare a crescere sotto diversi punti di vista. Chieti», continua Febo, «deve recuperare economia e residenti». Sono stati anticipati, poi, gli obiettivi da centrare, anche se dai banchi dell’opposizione. «L’ospedale deve essere potenziato e lavoreremo, di concerto con la Regione, per far sì che trovi luce il parcheggio multipiano annesso al nosocomio teatino. Inoltre», anticipa Febo, «chiederemo alla Regione di completare la cittadella della cultura nell’ex caserma Bucciante».
Idee chiare che in campagna elettorale, però, sono venute fuori solo in occasioni sporadiche. «Non sono riuscito a comunicare bene la nostra progettualità ma i fatti e il tempo», assicura Febo, «ci daranno ragione».
La sensazione però, al di là dei proclami, è che il Pd esca fuori da queste elezioni come un pugile suonato. Non è così per Filippo Di Giovanni. «Ripartiamo con un gruppo giovane e con una generazione politica nuova e rampante. Questa è una risorsa indiscutibile», spiega Di Giovanni, «a nostro favore». C’è tempo anche per sferzare il centrodestra. Inizia Febo. «Vedere diversi esponenti del centrodestra festeggiare in piazza con il braccio teso», tuona, «è stato uno schiaffo alla democrazia».

