«D’Alfonso offende e non risolve»

Marcozzi attacca il governatore sul dramma dei 70 dipendenti dell’ex Ipab
CHIETI. Il presidente della Regione Luciano D'Alfonso «preferisce screditare i consiglieri del Movimento 5 stelle con attacchi personali piuttosto che dare risposte sul futuro degli oltre 70 dipendenti dell'istituto di assistenza “San Giovanni Battista” in attesa dello stipendio».
E' questa la sintesi che il consigliere regionale pentastellato Sara Marcozzi fa della risposta al question- time chiesto sulla vicenda nell’ultimo Consiglio regionale. Una risposta, quella del presidente D’Alfonso, persino difficile da commentare da parte della Marcozzi: «Preferisco, piuttosto, cercare di dare risposte credibili a quei lavoratori che da oltre un anno vivono nell'incertezza economica dovuta alle negligenze e alla totale confusione che regna in questo governo regionale».
Dalla risposta scritta consegnata poi dall'assessore alla sanità Silvio Paolucci, il consigliere 5 stelle desume che «non vi è certezza rispetto all’anticipo delle somme da parte dei Comuni, nonostante la Asl sembrerebbe voler anticipare provvisoriamente una parte delle quote che i Comuni dovrebbero liquidare all'istituto. Nella stessa missiva il Dipartimento della Salute evidenzia le criticità del sistema introdotto dal regolamento del 2015 e fa notare che, nonostante sia stata già elaborata una bozza di regolamento, il governo regionale non ha ancora provveduto alla calendarizzazione per l'esame in commissione».
Per la Marcozzi non vi sono dubbi: «E' evidente che questa giunta regionale non è in grado di svolgere le sue funzioni primarie». Il Movimento di Grillo ribadisce il no all'introduzione alla compartecipazione della spesa socio- sanitaria sulle spalle degli assistiti e chiede la creazione di un nuovo Fondo da gestire con procedure snelle, chiare e celeri.
«Altro punto nodale», conclude, «è l'immediata programmazione di lavori di riqualificazione della struttura di piazza Garibaldi e la riattivazione di Villa degli Ulivi, azioni che permetterebbero all'istituto di tornare ai 200 accreditamenti, indispensabili per il pareggio di bilancio». (a.i.)

