D’Amico alle primarie «Lanciano deve ripartire»

28 Febbraio 2016

Prima uscita ufficiale e bagno di folla all’ex liceo per il candidato di Udc e Ncd «La città è isolata, nel degrado anche istituzioni come gli Amici della Musica»

LANCIANO. Poco più che 40enne, sposato, due figlie, impiegato Asl, erede di un cognome importante, ma nessuna ambizione «da predestinato della politica» che, semplicemente, «sente dentro, come un’urgenza». Errico D’Amico, candidato sindaco dell’area popolare per Udc e Ncd, e in corsa alle primarie del centrodestra il prossimo 13 marzo, si presenta così, in un vero e proprio bagno di folla. È la prima uscita pubblica, il primo discorso da candidato, ma appare sicuro di sè e consapevole che su di lui potrebbe ricadere il compito non semplice di ricompattare uno sfilacciato e stanco centrodestra. In tanti scommettono che sarà lui la sorpresa alle prossime amministrative.

La sua candidatura è arrivata dopo mesi di riserbo, ma ieri i frutti di tanta attesa sono stati raccolti. «Nessun tentennamento», chiarisce, «avevo in mente un ben preciso percorso di unità e costruzione che si può compiere solo con determinati tempi e anche silenzi, importanti per evitare rotture». D’Amico, che porta il nome del nonno Errico, sindaco e senatore, ed è figlio di Attilio, anch’egli sindaco e poi assessore regionale, non sente il peso del passato, ma piuttosto, dice entusiasta, «una voglia di futuro. Mi candido perché la città è isolata e non è più accogliente e interessante come una volta», spiega, «la nostra storia ci racconta di una Lanciano diversa e che invece oggi è pervasa dal degrado che riguarda istituzioni come ospedale, contrade, associazioni culturali come Amici della Musica e Mastrogiurato e che ha perso quella prospettiva di rilancio che altrove si comincia a sentire. Questa amministrazione è stata deludente, il nostro percorso vuole portare questa città ad essere migliore, per questo il nostro slogan sarà “Lanciano di più”». D’Amico propone un «lavoro di squadra» con tutti i sindaci e amministratori dell’hinterland tramite lo strumento delle consulte, applicato anche alle contrade e ai quartieri.

«È un lavoro difficile, impegnativo per gli amministratori», dice, «ma consente di raccontare alle persone da vicino cosa si è fatto e cosa si può fare, senza filtri e senza bugie, basta con la politica autoreferenziale». Il bacino da cui attinge è dichiaratamente di centrodestra, ma anche ai «delusi del centrosinistra che si aspettavano un cambiamento che non è arrivato» e alle tante associazioni e liste civiche. In tanti erano in platea ad ascoltarlo, oltre ai fedelissimi Udc, da Paolo Bomba a Rino Ciccarese, dai consiglieri del gruppo misto Marco Di Domenico e Gabriele Di Bucchianico, ma anche il sindaco di Fossacesia e commissario Udc, Enrico Di Giuseppantonio, e rappresentanti della cultura, come Stefano Angelucci Marino e Santino Spinelli. (d.d.l.)

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