«D’Astolfo subì lesioni gravissime»

Perizia sul giovane pestato all’ex stazione: più pesante la posizione dell’accusato
LANCIANO. Sono state definite «gravissime», e non più «gravi», le lesioni riportate da Giuseppe D’Astolfo, all’epoca dei fatti 18enne quando venne aggredito da una baby gang di zingari, nell’area dei binari dell’ex stazione Sangritana, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2020. Si fa quindi più pesante il capo d’accusa nei confronti dell’unico imputabile delle cinque persone, tutti giovanissimi, coinvolte nell’aggressione, accusato di aver sferrato un pugno alla tempia di D’Astolfo. Un gesto che ha fatto finire il ragazzo in coma per un mese. G.P.G., oggi sedicenne e unico dei tre minori ritenuti responsabili dell’aggressione, è l’unico a essere imputabile in quanto aveva già compiuto 14 anni al momento dei fatti.
Ieri mattina, al tribunale dei minorenni dell’Aquila, è stata depositata la relazione peritale da parte della dottoressa Aromatario che ha visitato D’Astolfo negli ultimi tempi e ha così accertato la natura e l’entità delle lesioni riportate dopo l’aggressione alla stazione di Lanciano.
Il giovane, assistito dall’avvocato Giovanni Mangia, è tuttora interessato da deficit della memoria a breve termine e perdita d’attenzione. Problemi, dice la perizia, che trovano una diretta correlazione con quella aggressione di quattro anni fa. Il difensore dell’imputato ha chiesto i termini a difesa.
Secondo la ricostruzione dei militari, quella drammatica notte di quattro anni fa ad aggredire Giuseppe sono stati i tre minori in concorso tra loro e con il supporto dei due maggiorenni, questi ultimi intervenuti in una fase successiva dell’aggressione, quando il 18enne era già stato colpito. L’unico ad avere 14 anni all’epoca in cui avvennero i fatti, e quindi a essere imputabile, è stato recluso per un mese in una comunità educativa. Successivamente è tornato libero.
Il cugino, ritenuto l’autore del gesto violento che ha mandato in coma D’Astolfo (come egli stesso ha ammesso in una confessione spontanea resa nella caserma dei carabinieri), è stato invece affidato ai servizi sociali del Comune di Lanciano e collocato in una comunità per minorenni, dalla quale ogni tanto torna a casa.
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