D’Orazio e il bar Vittoria che piace a Napolitano

I personaggi della teatinità. Il titolare del “Gran caffè” sotto i portici che ha conquistato la dedica dell’ex presidente: luogo civile ed elegante
CHIETI. Se il Gran Caffè Vittoria può essere definito il tempio della teatinità, Roberto D'Orazio, a cui dedico oggi la mia vetrina della teatinità, ne è a buon diritto il gran sacerdote. Vale a dire colui a cui è affidato, insieme alla sua bella famiglia, la moglie signora Lucia e le figlie Gabriella, Renata e Maria Angela, il non facile compito di tenere alto il nome di un bar che fa parte davvero della storia cittadina e che si appresta a festeggiare i cento anni di vita. Infatti era il 1920 quando un commerciante di Pizzoferrato, Vincenzo Melocchi, insieme al socio Granchelli, diede vita al Gran Caffè Roma. Diventò Gran Caffè Vittoria nel 1936, dopo la proclamazione dell’impero fascista, il 9 maggio del 1936. Nel tempo ci sono stati vari proprietari.
Nel 1988 Roberto D'Orazio ne rilevò la proprietà da Raffaele Del Grosso e Giuseppe Granata che qualche anno prima, nel 1983, avevano sottoposto i locali ad un accurato restauro che ha restituito alla struttura funzionalità e bellezza, senza minimamente alterarne l'aspetto e rispettandone in pieno la lunga storia.
Infatti ci sono ancora gli arredi d'epoca, l'insegna e il vecchio e prezioso pianoforte. Roberto D'Orazio è figlio di don Nicola, titolare della omonima pasticceria, nata prima della seconda guerra mondiale in Vico San Ferdinando e che appartiene anch’essa alla storia di cui la città può portare giustamente vanto. In questo luogo certamente importante per Chieti, come punto di incontro, aperto nei suoi ampi saloni a varie manifestazioni, culturali ed anche politiche, Roberto è sempre disponibile, attento e pronto a partecipare quando in qualche modo è in ballo qualcosa che riguarda la città e il suo futuro.
Quando entri nel suo bar non ti senti un cliente, ma un amico con il quale condividere un momento di svago, sorseggiando un caffè, un aperitivo o gustando un prodotto della ottima gelateria e pasticceria. Proprio la sua innata cortesia, i suoi toni misurati, la sua cordialità nei rapporti gli hanno fatto conquistare stima e rispetto da tutti.
Nel libro delle dediche presente nel Gran Caffè Vittoria c'è annotata anche una frase lasciata in una sua visita a Chieti, dal presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano: «E' piacevole incontrarsi in un luogo civile ed elegante come questo».
Civiltà ed eleganza di cui Roberto, si può dire, è l'attento custode, ma nello stesso tempo, ed è questo il merito che lo distingue, riesce a far sì che chiunque entri nel bar si senta coinvolto e partecipe, rispettando l'atmosfera che vi si respira, fatta di amicizia, di cordialità ma anche, garantisce Roberto, di un "ottimo servizio". Con la scelta di aprire l'attività del Gran Caffè Vittoria anche alla ristorazione veloce Roberto ha offerto inoltre nel cuore della città a tanti la possibilità di consumare il pranzo creando altri momenti di aggregazione.
Ha ricevuto tanti illustri ospiti e non è certo esagerato dire in questo bar, nei tavolini che occupano i portici e nelle ariose sale interne è passata tanta storia della città di Chieti, insieme a grandi personaggi dello spettacolo, della politica, della cultura che una volta in città non potevano sottrarsi ad una frequentazione del Gran Caffè, come racconta lo stesso Roberto ricordando le visite di clienti famosi nel mondo teatrale come Maria Rosario Omaggio, Enrico Beruschi, Giorgio Albertazzi, Massimo Ghini, ed anche protagonisti della politica come , oltre al già citato presidente Napolitano, Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Marco Pannella, Nino Sospiri, Vittorio Sgarbi, per citarne alcuni. Per tutti gli altri, il Vittoriam è uno di queui luoghi che identifica la città. Per fare un esempio, se a Chieti vuoi incontrare qualcuno puoi dirgli ci vediamo al Vittoria, e lui sa dove trivarti. Lo stesso Luciano Odorisio, nel film Sciopén che gli valse il Leone D’Oro, non potè fare a meno di girare scene in questo bar per descrivere la vita nella città di provincia. In sintesi, per i teatini si può semplicemente dire che non ce ne può essere uno che non l'abbia mai frequentato nel corso della sua vita. Ma la storia continua...

