Da monumento a casa dei balordi: ingressi sigillati a Palazzo Berenga

Il sindaco trova tracce di bivacchi e siringhe usate nella storica dimora e chiude ogni varco di accesso Paolini: «Resti di fuochi per scaldarsi, rubati anche i gradini in marmo delle scalinate: uno scempio»
LANCIANO. Il Comune sigilla gli ingressi di Palazzo Napolitani Berenga, preso d'assalto da tossicodipendenti e balordi e in pieno stato di degrado. È l'amara decisione presa dal sindaco Filippo Paolini nelle scorse settimane per scongiurare il bivacco all'interno della storica dimora e per evitare che si creassero situazioni di pericolo e degrado nel quartiere. Quello che doveva diventare un museo-gioiello, la testimonianza della ricca eredità nobiliare della città e la casa della memoria dei fatti della Resistenza lancianese è diventato a tutti gli effetti una sconfitta.
«Non era più possibile lasciare aperto il palazzo», spiega il sindaco Paolini, «continuavano ad arrivare segnalazioni da cittadini che lì dentro avveniva di tutto, addirittura sono stati trovati i resti di piccoli roghi per scaldarsi, la struttura rischiava di diventare un serio pericolo per i residenti di via Garibaldi e non solo». Quello che si è trovato davanti agli occhi il sindaco Paolini racconta di giorni di disperazione e abbrutimento, degrado e follia. «Sono entrato da solo nel Palazzo per evitare che qualcuno potesse farsi del male», spiega Paolini, «io stesso ho fotografato siringhe usate e fazzoletti sporchi di sangue, addirittura sono stati rubati i gradini in marmo per salire alle stanze dei piani superiori, uno scempio. Bisogna trovare soldi che al momento non abbiamo», prosegue il primo cittadino, «finora nessuno ha risposto al bando di vendita degli immobili comunali nemmeno per Palazzo Lotti. Per Palazzo Napolitani Berenga tra ristrutturazione e costo della struttura si dovrebbero spendere almeno un milione di euro. Vedremo come recuperare i fondi, ma al momento andava presa una decisione per tamponare l'emergenza».
Lo splendido edificio, sentinella secolare dei quartieri Sacca e Civitanova assieme alle meravigliose testimonianze architettoniche di Palazzo Stella Maranca, Casa Spoltore, Museo Diocesano, è stato la dimora di un’importante famiglia di mercanti di Norcia, che vi hanno abitato per oltre duecento anni a partire dalla metà del 1700. Oltre 60 stanze e 1.200 metri quadri, la residenza è stata abitata fino agli anni '70 del 1.900 e ha conservato stucchi, pavimenti e affreschi di pregio, ma la gran parte degli ornamenti è andata perduta. La precedente amministrazione Pupillo nel corso dell'ultimo mandato lo ha restituito alla collettività dopo averlo liberato da un occupante abusivo che lo aveva riempito di ogni genere di rifiuti e chincaglieria. Dopo essere stato chiuso per mesi, dopo una bonifica e disinfestazione da parte di EcoLan costata 30mila euro, il Palazzo era stato mostrato ai giornalisti in tutto il suo splendore. L'intenzione dell'amministrazione era quella di farne un Museo della Resistenza. Il sindaco Pupillo aveva definito Palazzo Napolitani-Berenga un «giacimento culturale».
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