«Da oggi sono libero ma vivo sotto un ponte»

30 Maggio 2015

Rimesso in libertà dopo tre anni di pena scontati in carcere e ai domiciliari da ieri ex operaio dorme in auto. «Chiedo un lavoro e una casa dove abitare»

ATESSA. Avere una seconda possibilità, anche dopo aver sbagliato tanto, per raddrizzare la piega storta che la vita ha preso. É quello che chiede Antonio Mandurino, da ieri ex detenuto. Uno status che di per sé non è un buon biglietto da visita da presentare. Se poi ci aggiungi difficoltà economiche e problemi familiari, quello che vedi al di là della porta del carcere –in questo caso degli arresti domiciliari- è un ostacolo insormontabile. Quella di Antonio, 42 anni, di Atessa, è una storia di disperazione, come le tante che, sempre con più frequenza, vengono segnalate al Centro. Questa volta arriva sotto forma di una lettera scritta a mano, un grido di aiuto da lanciare attraverso le colonne del giornale.

«Da oggi sono libero, ho scontato la mia pena, tre lunghi anni», scrive Antonio che ieri, in tarda mattinata, è stato scarcerato, «so cosa la gente, l’opinione pubblica, nutre verso i detenuti o gli ex detenuti. Ma tutti possono cambiare, ed io sono cambiato tanto. Chiedo un lavoro onesto e una casa dove vivere».

Prima della condanna definitiva, che gli ha spalancato le porte del carcere, Antonio Mandurino lavorava come saldatore in una ditta del Chietino. «Quattro anni fa sono stato licenziato per riduzione del personale, a causa della crisi», racconta al Centro, «poi sono stato dipendente di una ditta in Val di Sangro e poi ho lavoricchiato fino alla condanna definitiva». Tre anni e sette giorni da scontare per un reato commesso all’età di 34 anni. Gran parte della pena l’ha scontata ai domiciliari, con un permesso di due ore ogni tanto per le cure mediche a causa di problemi di salute.

Da ieri è un uomo libero, ma la libertà è un concetto relativo se non si ha nulla e non si sa come andare avanti. Dopo la scarcerazione e dopo aver raccolto le poche cose che possiede, Antonio Mandurino si è sistemato con l’automobile sotto i piloni del ponte sul Sangro, nel territorio di Lanciano. É questo il suo giaciglio, fino a quando non troverà una diversa sistemazione.

«Non ho altro, nella casa dove sono stato ai domiciliari non posso rimanere», spiega l’ex detenuto, «sono solo e non so di cosa vivrò, probabilmente di quello che offre la natura. Finché avrò le forze lotterò, ma so che non basta. Per questo mi appello a chiunque nel comune di Atessa, perché non ho mezzi per spostarmi, abbia un qualsiasi lavoro da offrire o una casa, anche vecchia, da mettere a posto. Il mio numero è 324.6838531. Non voglio pietà, chiedo solo un aiuto a ricostruirmi una vita. Sono disperato e stanco, ho commesso degli errori ma li ho pagati tutti. Vorrei solo», conclude Antonio, «che mi venisse restituita un po’ di dignità».

Stefania Sorge

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