Dal fallimento al successo «Ecco come creo lavoro»

Treglio. La storia dell’imprenditore Catenaro che con la Veiko realizza ambulanze «Ho chiamato tre colleghi e ora abbiamo ordinativi da aziende internazionali»
TREGLIO. La parola imprenditore deriva dal verbo latino volgare imprehendere, formato dal prefisso in e dal verbo prehendere, che letteralmente significa “prendere sopra di sè”, espressione che indica l’azione, anche fisica, di cominciare qualcosa, avviare un’iniziativa. Nico Catenaro, amministratore della Veiko, piccola azienda della zona industriale di Treglio che costruisce e assembla ambulanze, ha fatto proprio questo: ha preso su di sè un fallimento e lo ha trasformato in opportunità. «Avevo 26 anni, due mesi dopo la laurea in Economia aziendale, e già mi avevano chiamato in un’azienda della Val di Sangro con ottime prospettive», racconta Catenaro, «due anni dopo l’azienda ha fallito. Avevo un figlio in arrivo, un matrimonio appena celebrato e diverse mensilità di stipendio non pagate, mi sono visto perduto». Ma la sensazione è durata solo un attimo. Perché i clienti continuavano a chiamarlo e perché Nico ha tentato il tutto per tutto, un salto nel vuoto.
«Ho investito tutti i miei risparmi e tutta la liquidazione della vecchia azienda», spiega, «e mi sono reso conto che, a prescindere dall’esperienza negativa appena vissuta, il potenziale c’era». Nico ha quindi chiamato tre ex dipendenti rimasti senza lavoro a seguito del fallimento della ditta e ha chiesto loro se erano disposti a tentare la nuova strada. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma il presente racconta di un'azienda in crescita, con una decina di dipendenti e con macchinari all’avanguardia già pagati. Nessun piano industriale preconfezionato o analisi nel breve e lungo termine: a far nascere la Veiko sono stati cuore e coraggio. «In totale controtendenza abbiamo rinnovato e industrializzato i processi», racconta ancora Catenaro, «abbiamo eliminato sprechi, abbiamo investito tutto in ricerca e sviluppo e negli ultimi due anni siamo riusciti con tanti sacrifici ad acquistare il nostro primo capannone industriale di proprietà vicino all’ingresso dell’A14, ad acquistare i macchinari leader nel mercato e a internalizzare la creazione degli stampi».
Catenaro, oggi 36enne, si è anche dipinto da solo l’ufficio. «Abbiamo creato un ufficio tecnico che si occupa di ricerca e prototipazione di macchine industriali», dice soddisfatto, «e creato un ramo aziendale che si occupa di elettronica e nuove tecnologie e ora abbiamo ordinativi anche da grandi ditte multinazionali. Non dobbiamo ringraziare le banche. Non dobbiamo ringraziare aiuti pubblici, finanziamenti pubblici, europei o bandi biblici. Dobbiamo solo ringraziare i nostri clienti che continuano a credere in noi e i nostri famigliari che continuano ad appoggiarci nella vita quotidiana».
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