Dalla patata il rilancio delle zone montane

22 Ottobre 2024

L’assemblea nazionale di Pizzoferrato: «Da qui la spinta a lavorare sulle politiche per i territori»

PIZZOFERRATO. «Bella, fruttuosa e di rilancio»: così il sindaco Palmerino Fagnilli definisce la recente assemblea nazionale dell’Associazione nazionale città della patata che si è volta a Pizzoferrato dal 18 al 20 scorsi. Fagnilli, che è anche presidente dell’associazione, spiega: «L’associazione è nata nel periodo Covid e non c’era ancora stato il battesimo dal vivo. Abbiamo avuto modo di confrontarci e mettere a frutto le nostre esperienze. In questi giorni abbiamo avuto conferma che attraverso la coltivazione della patata può passare lo sviluppo economico dei territori montani».
All’associazione a oggi aderiscono 19 Comuni (in rappresentanza di 10 Regioni) con medesima vocazione territoriale, in larga misura di piccole dimensioni demografiche e quasi tutti dislocati in aree marginali e ad altitudini notevoli. Oltre a Pizzoferrato, in Abruzzo ne fanno parte: Gamberale, Montenerodomo, Civitaluparella, Villa Celiera e Rocca Pia. All’iniziativa hanno partecipato rappresentati politici, amministratori, università del Molise, chef e l’Uncem (Unione nazionale dei comuni delle comunità e degli enti montani) che ha avviato una collaborazione per la promozione del prodotto e per incidere insieme sulla politica agricola comunitaria. Per il sodalizio erano presenti presidente nazionale Marco Bussone, quello abruzzese Lorenzo Berardinetti, delle Marche Giuseppe Amici e il cicepresidente Uncem Piemonte Igor de Santis. Tutti hanno ribadito, davanti al sottosegretario alle politiche agricole, Luigi D'Eramo, l'impegno comune per una nuova Pac e per dare slancio alle politiche per l'agricoltura di montagna presentate da Uncem a Ortigia, al G7.
«Le reti di città come questa», ha evidenziato Berardinetti, «possono far crescere promozione e marketing dei prodotti, la patata in questo caso. Ma soprattutto spingono a lavorare sulle politiche per i territori. A partire dalla ricomposizione fondiaria per aumentare la superficie agricola utilizzata a vantaggio della crescita delle imprese».
Fagnilli, dopo che nel 2017 inventò il "Patapaese” adesso ha messo su un "Patamuseo". Non solo un aspetto naif, comunque. Basti riflettere sui numeri della sola Pizzoferrato: 72 sono le famiglie che producono patate, 22 quintali sono le seminate, 11 ettari i terreni interessati, con un ricavo di 1 a 4, cioè semino 1 e raccolgo 4, quindi circa 900 quintali di raccolto. Sono colture nella quali non c’è irrigazione, si chiamano “patate d’asciutta”, si coltiva da 700 a 1300 metri sul livello del mare. L’utile? Circa 130mila euro l’anno, solo a Pizzoferrato, quando le annata sono favorevoli. E si lavora su un "marchio di qualità" e, in collaborazione con il Parco della Maiella, a un Consorzio dei Monti Pizzi.