Dayco, 2 giorni di sciopero «Dateci il piano industriale»

1 Giugno 2017

Dopo la protesta di ieri i dipendenti torneranno a incrociare le braccia sabato I sindacati chiedono chiarezza sui due stabilimenti di Chieti e Manoppello 

CHIETI. Si torna a scioperare davanti agli stabilimenti della Dayco di via Papa Leone XIII a Chieti Scalo. Ieri la prima manifestazione di protesta, sabato è previsto un nuovo sciopero. La manifestazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil che temono per i posti di lavoro dei 600 lavoratori dei due stabilimenti di Chieti e Manoppello. Lo stabilimento teatino, che ospita sia il settore impiegatizio che quello produttivo, rappresenta la testa dell’azienda che è leader a livello mondiale in ricerca, progettazione, produzione e distribuzione di componenti essenziali del motore, sistemi di trazione e servizi per automobili, camion, macchinari edili, agricoli e industriali. A Manoppello c’è invece sia il settore produttivo che il magazzino. Il sito di Manoppello occupa circa 250 persone, quello teatino circa 350. C’è un altro sito a Colonnella, in provincia di Teramo, con circa 50 addetti, e poi ci sono altre due fabbriche in provincia di Torino, a Ivrea e a Burolo. Fuori Italia Dayco ha insediamenti in molte nazioni, dalla Cina, all’America, al Canada, alla Polonia e alla Spagna. La multinazionale non ha problemi di mercato. Eppure i sindacati temono per le sorti dei due insediamenti di Chieti e Manoppello. «La società sta attuando una riorganizzazione senza un vero e proprio coinvolgimento dei sindacati», dice il coordinatore regionale della Filctem Cgil, Carlo Petaccia, presente ieri allo sciopero insieme a Stefano Di Crescenzo, della Femca Cisl, e a Gianni Cordesco della Uiltec Uil. «Non è che non ci viene detto nulla», precisa Petaccia, «ma il problema è che le comunicazioni arrivano solo a cose fatte». Lo scorso 11 maggio, giorno di San Giustino, i sindacalisti e la rappresentanza sindacale delle due aziende di Chieti e Manoppello hanno incontrato la dirigenza della multinazionale, alla presenza di Bruno Vallillo, presidente del Cda del gruppo. L’incontro si era chiuso bene, dal punto di vista sindacale. «Il vertice era terminato», riferisce Petaccia, «verbalizzando che non c’erano esuberi e che sarebbero stati riconfermati persino gli interinali. Se si dovevano fare spostamenti, sarebbero stati fatti all’interno dell’area Chieti – Manoppello». Ma dopo quell’incontro, a detta dei sindacati, è cominciato un comportamento inattesa da parte dell’azienda. «Sembra che si voglia saltare un turno, vale a dire 120 lavoratori a casa». I sindacati chiedono chiarezza e vogliono vedere il piano industriale. (a.i.)