De Carolis, Ateneo pronto a scioperare

Martedì assemblea generale. Flash mob per il senatore
CHIETI. «Io sono Goffredo De Carolis». Striscioni e manifesti con questo slogan hanno cominciato a invadere l’università D’Annunzio. Divampa la protesta sul caso del sindacalista e senatore accademico Goffredo De Carolis sospeso per tre mesi a causa di un suo intervento in Senato accademico contro il direttore generale Filippo Del Vecchio. I primi a scendere in campo sono stati i sindacati, che hanno scritto al ministro dell’università Valeria Fedeli e hanno indetto per martedì prossimo un’assemblea del personale che preannuncia lo sciopero generale. Ma non si muovono solo i sindacati, la protesta attraversa anche il corpo docente. Il primo a metterci la faccia, in tutti i sensi, è uno dei candidati rettori, il direttore del Dipartimento di Architettura, Paolo Fusero. Ieri ad Architettura c’è stato un flash mob di solidarietà, con studenti e dipendenti con i mano cartelli con su scritto «Io sono Goffredo De Carolis» e con il disegno il volto stilizzato del senatore accademico sospeso. Di fronte a una sollevazione talmente ampia e trasversale, parla anche con una nota ufficiale il direttore generale sotto accusa. Del Vecchio dirama un comunicato per spiegare la sua posizione. E lo fa tramite un’esposizione stranamente contenuta nei toni.
MONTA LA PROTESTA. L’assemblea generale di tutto il personale è stata indetta per martedì alle 10 nell’aula magna di Lettere. A convocarla sono state le segreterie della Flc Cgil, Cisl Università, Csa Cisal (il sindacato di De Carolis), la rappresentanza sindacale unitaria e anche la Uil Rua, che da tempo non partecipava ad iniziative insieme alle altre sigle sindacali. Evidentemente la punizione inflitta a De Carolis ha fatto ritornare il sindacato sui suoi passi. L’unica sigla sindacale assente è il Cisapuni. L’assemblea è stata indetta con tre punti all’ordine del giorno: il caso De Carolis, il rinnovo del contratto collettivo di lavoro e l’Ima, l’indennità mensile di ateneo tagliata dal dg. L’incontro non è aperto solo ai circa 350 dipendenti tecnici e amministrativi ma a tutti, corpo docente compreso. L’assemblea potrebbe chiudersi con la proclamazione dello sciopero generale e decretare il blocco dell’ateneo.
FUSERO CI METTE LA FACCIA. Il primo tra i professori a scendere platealmente in campo a sostegno di De Carolis è stato Fusero. Ieri nel polo Pindaro a Pescara ha organizzato un riuscito flash mob. «Già mi sembra grave che ci sia stata una segnalazione alla Commissione disciplinare per un presunto comportamento scorretto da parte di De Carolis in un suo intervento in Senato», ha attaccato il direttore. «Ricordo a tutti che De Carolis oltre a essere un sindacalista è un senatore accademico e in quel ruolo si è limitato ad esprimere il suo dissenso verso alcune voci del bilancio di previsione attraverso una dichiarazione di voto contraria. È come se un parlamentare fosse accusato (e poi punito) per aver fatto un intervento contrario all'operato del Ministro delle Finanze. Ma il paradosso è arrivato quando, dopo la segnalazione, la Commissione disciplinare si è riunita e ha ritenuto che l'intervento di De Carolis contenesse non si capisce bene quali illeciti gravissimi. Quando io e molti altri colleghi abbiamo appreso dai giornali - unica nostra fonte di informazione - dell'accaduto, abbiamo subito pensato ad un'azione di supporto che potesse dare conforto a De Carolis».
PARLA DEL VECCHIO. Il direttore generale ha inteso infine chiarire che il provvedimento disciplinare «non è stato preso né per colpire un sindacalista né per censurare un rappresentante del personale tecnico - amministrativo nel Senato accademico. L'addebito mosso al De Carolis è quello di avere diffuso notizie false non solo leggendole in Senato nel corso della discussione di bilancio, il che avrebbe potuto anche suonare come diritto di critica, ma diffondendole alla stampa ed al Dipartimento della Funzione Pubblica col solo scopo di creare danno all'immagine dell'Ateneo e venendo così meno all'obbligo, per il pubblico dipendente, di non mettere in cattiva luce la propria amministrazione. Il direttore generale ha segnalato la circostanza all'Ufficio per i procedimenti disciplinari che ha aperto un procedimento di accertamento al quale l'interessato ha partecipato in contraddittorio, facendosi rappresentare da un avvocato. Il provvedimento adottato nei confronti del dipendente non rappresenta, dunque, né una novità, né un sopruso. Recentemente altre amministrazioni pubbliche per casi di indebita diffamazione hanno comminato licenziamenti, poi confermati in Cassazione. La Suprema Corte ha sentenziato che, nonostante l'obbligo del dipendente pubblico di segnalare comportamenti illeciti, non è consentito a questi di fare false segnalazioni il cui unico scopo sia quello di ledere l'immagine dell'Amministrazione».

