Del Vecchio a giudizio per i lucchetti al Palacus

Il dg imputato per essersi fatto giustizia da sé e per diffamazione
CHIETI. «Voi del Cus siete dei pagliacci», tuono il dg Filippo Del Vecchio senza sapere che qualcuno stava registrando le sue parole per portarle da un giudice. Era il 16 giugno del 2015 e la guerra dei lucchetti al Palacus era cominciata da quattro giorni. Dg contro Mario Di Marco, presidente del Cus che si vide vietare l’ingresso in quel palasport, da 400 posti, dove avevano giocato squadre di serie A di basket e calcio a 5 e si allenavano atleti di decine di società minori oltre che un esercito di studenti dell’università D’Annunzio. Ma il 12 giugno di due anni fa scoppia la guerra dei lucchetti. C’erano 50 bambini, quel giorno, ad allenarsi, quando gli ingressi del Palacus furono chiusi con lucchetti e catene. E quei bimbi rimasero dentro. A distanza di due anni, il sostituto procuratore Marika Ponziani accusa Del Vecchio di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e diffamazione nei confronti di Di Marco e del Cus. In sintesi, Del Vecchio, ordinando di mettere i lucchetti all’impianto sportivo, che si trova nel campus universitario di via dei Vestini, si fece giustizia da sé, quando invece si sarebbe dovuto rivolgere al giudice civile per farsi riconoscere le proprie ragioni. Così dice la procura che, con un atto di citazione diretta, ha rinviato a giudizio il dg per un processo già fissato il 17 maggio in tribunale. Il rinvio a giudizio, oltre ad arrivare a destinazione il giorno del compleanno del dg che, stando all’atto che pubblichiamo è nato il 15 marzo di 65 anni fa, si aggiunge alla misura interdittiva, della durata di sei mesi, che ha messo fuori Ateneo Del Vecchio, difeso dall’avvocato Stefano Rossi. Così per il dg, interdetto insieme al rettore della D’Annunzio, Carmine Di Ilio, i guai giudiziari diventano due. Ma torniamo al giorno dei lucchetti e dello sfratto del Cus. La decisione di Del Vecchio venne all’epoca motivata con la necessità di riservare l’impianto al campo estivo del Crad, ovvero ai figli dei dipendenti dell’Università. Ma il Cus non perse tempo e la impugnò davanti ai giudici del Tar. Ma quando la sentenza uscì, l’estate e il campo erano ormai finiti e con essi era cessata anche la materia del contendere. Ma Di Marco non riottenne l’uso del palazzetto dello sport perché venne affidato alla società Virtus Chieti che, di fatto, c’è rimasta fino a 35 giorni fa. Cosa è accaduto 35 giorni fa? Nelle more dell’inchiesta su Del Vecchio e alla vigilia del suo rinvio a giudizio, anche la Virtus Chieti viene mandata fuori dall’impianto e con essa tutti gli studenti che vi svolgevano libera attività. Il motivo ufficiale si rintraccia in una mail partita dall’Ateneo in cui si legge che non era garantita la copertura assicurativa per tutti quelli che non sono docenti oppure studenti della facoltà di Scienze Motorie, che però negli ultimi 35 giorni avrebbero utilizzato il Palacus solo una volta. In parole semplici l’impianto che per anni ha rappresentato il gioiello del Campus è oggi chiuso e inutilizzato nel nome di una spending review voluta dal dg che preferiva i metodi spicci e diretti piuttosto che ricorrere al giudice. Un risparmio che ricorda tanto la storia di quell’asino morto dopo aver imparato a non mangiare più. «Voi del Cus siete dei pagliacci», esclamò il 16 giugno di due anni fa Del Vecchio, quando di persona si recò al palazzetto per sfrattare definitivamente il Cus. Ma chi c’era lo ha registrato e lo ha messo nei guai.

