Del Vecchio fa causa e ottiene il contratto

30 Novembre 2016

Resta fino al 2018, guadagnerà 131mila euro l’anno più i premi

CHIETI. Il Cda della D’Annunzio blinda il contratto del direttore generale, Filippo Del Vecchio, fino al 31 ottobre 2018 assicurandogli una retribuzione annua di 131 mila euro più il 20 per cento di premio per i risultati che riuscirà a centrare.

La più discussa tra le delibere accademiche, che aveva spaccato in due l’ex Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo, ieri è filata liscia come l’olio, votata all’unanimità dal nuovo Cda targato Pescara con una clausola di salvaguardia che impegna il dg a ritirare l’atto di citazione presentato al giudice del lavoro contro la stessa Università. La giustizia civile ha avuto infatti il ruolo di grimaldello perché, il 18 novembre scorso, con un eccezionale tempismo, Del Vecchio fa causa di lavoro alla D’Annunzio. Nato a Guardia Sanframondi (Benevento) il 18 marzo 1952, il dg compirà 65 anni tra quattro mesi, nel 2017. L’ex Consiglio d’amministrazione, nell’infuocata seduta del 28 luglio del 2015, aveva quindi deliberato di rinnovargli l'incarico fino al 31/12/2017. Due anni anziché tre. E questo anche per evitare che il nuovo rettore, che subentrerà l’anno prossimo all’uscente Carmine Di Ilio, si ritrovi con un dg non scelto da lui. Ma in una nota del 7 gennaio 2016, Del Vecchio comunica all’Ateneo che: «Il rinnovo triennale del contratto per il periodo 1/11/2015 - 31/10/2018 è un obbligo statutario e di legge che intendo far valere anche in via giudiziaria con ricorso al giudice del lavoro». La nota si conclude con la richiesta, «ferma restando la deliberata volontà di rinnovo da parte degli organi collegiali dell’Ateneo, prima di procedere alla difesa giudiziaria dei miei interessi», di ricondurre il predetto contratto alla durata legale triennale.

La messa in mora da parte di Del Vecchio si concretizza dieci mesi dopo con il ricorso del 18 novembre 2016, al giudice del lavoro del tribunale di Chieti, con cui il dg chiede di «accertare e dichiarare il suo diritto e l'obbligo dell’Università degli Studi "G. D'Annunzio" di Chieti - Pescara alla stipula di un contratto della durata di tre anni e, per l'effetto, condannare l'Università a conferire in suo favore l'incarico di direttore generale dell'Ateneo teatino della durata di tre anni decorrente dal primo novembre 2015».

Dalla sua Del Vecchio ha lo Statuto d’Ateneo: «L'incarico di direttore generale è conferito dal Consiglio di amministrazione, su proposta del rettore, sentito il Senato accademico, a persona di elevata qualificazione e comprovata esperienza pluriennale nelle funzioni dirigenziali. L'incarico è regolato dal contratto di lavoro a tempo determinato di diritto privato e di durata triennale, rinnovabile».

Ma il regolamento accademico forse non sarebbe bastato al nuovo Cda per ribaltare la decisione presa dal vecchio consiglio. E’ stata la spada di Damocle della causa di lavoro a essere determinante. La paura per un contenzioso che il dg avrebbe potuto vincere facilmente ha convinto i nuovi consiglieri più di quanto pesino sul futuro dell’Ateneo centinaia di contenziosi contro la D’Annunzio innescati da decisioni del dg, dalle 411 lauree definite nulle alla maxi udienza con 60 parti civili per violazione della privacy.

Così il Cda dà lunga vita a Del Vecchio, che ha spaccato l’Ateneo, rinnovandogli l'incarico fino al 31 ottobre 2018 con una retribuzione annua lorda di 131.131,63 più il 20% di retribuzione di risultato.

E lasciando al successore di Di Ilio un dg in eredità.