Del Vecchio: l’Università è sana e rimane a Chieti

Il dg ribatte all’interrogazione di Ferrara che solleva dubbi sul futuro dell’Ateneo E rilancia il tema scottante dei crediti facili che sarebbero stati dati in passato
CHIETI. «Non esiste né è mai esistito alcun progetto di spostamento del rettorato da Chieti a Pescara». Parola del direttore generale dell’università d’Annunzio, Filippo Del Vecchio, che attacca con questa notizia la sua replica all’articolo che dà conto dell’interrogazione presentata dal consigliere comunale di Chieti per Chieti, Diego Ferrara. Nella sua interrogazione, che porta per la prima volta sui banchi consiliari le vicende interne all’ateneo teatino-pescarese, Ferrara esprime una serie di dubbi sullo stato di salute della d’Annunzio.
Il primo riguardava proprio la possibilità di vedere trasferito il cuore dell’ateneo da Chieti a Pescara. Del Vecchio, però, smentisce questa eventualità. Il manager rassicura anche circa la solidità economico-finanziario dell’istituzione culturale. «Il nostro ateneo è finanziariamente floridissimo», sostiene, escludendo qualsiasi possibilità di commissariamento, «l’istituto è previsto dalla legge Gelmini (l. 240/2010 di riordino del sistema universitario) solo per gli atenei in dissesto finanziario».
Per dar conto della solidità della d’Annunzio, Del Vecchio fa anche sapere che, «tra il 2012 ed il 2015, ha incrementato il Fondo finanziato dal Ministero di ben il 13%, 10 milioni di euro, legati al merito ed alla performance di ateneo». E dunque nessun problema di carattere economico, «altro che allevare dubbi», si sfoga il manager, «circa l’ipotetica caduta dell’“ottima reputazione finora avuta dalla nostra università”». Il dg commenta anche le voci secondo cui «un tempo in cui le lauree venivano regalate e c’era un’allegra gestione del pubblico denaro». Parla di percorsi accademici facilitati che riguardano un passato che non è, ovviamente, il suo e del fatto che di queste «pratiche poco accademiche» avrebbero usufruito 250 persone, tutti «possessori di titoli senza alcun valore legale», tutti «finiti alla d’Annunzio», dice Del Vecchio.
«Questo ateneo tra il 2003 ed il 2007 ha regalato ben 130 crediti (più di due anni di sudore per uno studente normale) a ciascuno di questi portatori di diplomi senza valore. Come se poi non bastasse ha consentito loro di sostenere otto esami e tre idoneità, per un totale di 45 crediti (un altro anno di sudore), nello stesso giorno e con la stessa commissione chiamata a giudicare su materie molto diverse. Inoltre, lo stesso giorno degli esami questi felici “studenti” discutevano la tesi e si vedevano consegnata la laurea. Il tutto completato in due mesi, tra iscrizione ed conseguimento dell’agognato titolo. Insomma, in due mesi dei portatori di nulla uscivano col titolo di “dottore”».
Del Vecchio fa anche il nome di un prof che lo ha querelato per queste sue affermazioni: «Aspetto con ansia di poter esibire i documenti alla Procura». Il manager passa poi a parlare dei rapporti dell’ateneo col Cus e con la Fondazione universitaria. «La vicenda Cus», dice, «è ormai nota e accertata giudizialmente. Resta la vicenda della Fondazione per la quale l’ispezione Mef del 2013 ha chiesto di sapere come siano stati spesi, senza procedure di evidenza pubblica, ben 101 milioni di euro trasferiti dalla d’Annunzio alla sua Fondazione e mai rendicontati. Al momento non siamo ancora in grado di rispondere, ma prima o poi il Mef ci chiederà di farlo».
Quanto alla prossima riunione del consiglio d’amministrazione fissata per la giornata di oggi, Del Vecchio conferma la notizia della sostituzione del professor Luigi Capasso con il professor Luca Tommasi, tutti episodi «chiarissimi ed in linea con la legge», specifica il direttore generale.
«Il collegio dei revisori dei conti», conclude Del Vecchio, «non è dimissionario ma solo momentaneamente decaduto, in base all’art. 3 del DL 293/1994, per il ritardo del Miur nel nominare il componente di sua spettanza».

