«Democrazia partecipativa? Di Primio mi stupisce»

22 Gennaio 2016

CHIETI. Vera svolta o fumo negli occhi? E' senza dubbio importante e positivo il tentativo di allargare la partecipazione alla gestione della cosa pubblica cittadina specie in un momento nel quale...

CHIETI. Vera svolta o fumo negli occhi? E' senza dubbio importante e positivo il tentativo di allargare la partecipazione alla gestione della cosa pubblica cittadina specie in un momento nel quale si registrano, in tutti i sondaggi, elevati livelli di astensionismo potenziale sulle prossime elezioni amministrative. Mi auguro, quindi, una buona risposta della collettività all'iniziativa che si svolgerà domani alla Camera di Commercio perché la nostra città ha bisogno di rilanciare il metodo della democrazia partecipativa, soprattutto tenendo conto del fatto che alle ultime amministrative che hanno confermato il sindaco Di Primio, ha votato solo il 50,48% degli aventi diritto.

Ciò che sinceramente non mi convince è la conversione di Di Primio a questo nuovo metodo innovativo, che personalmente condivido molto, perché è a tutti noto che il nostro sindaco preferisce, come altri ad altri livelli, il metodo dell'uomo solo al comando, visto che nel confronto con le opposizioni, anche loro democraticamente elette, spesso assume atteggiamenti di sprezzante indisponibilità.

Ma il motivo principale delle mie perplessità, che mi auguro vengano smentite dal nuovo corso, risiede nel fatto che molti cittadini, animati non da spirito polemico ma solo dalla sincera volontà di contribuire a rendere la città non solo più bella e serena ma soprattutto più sicura utilizzando i moderni mezzi di comunicazione di massa hanno spesso segnalato numerose situazioni di criticità della vita cittadina, che sono state regolarmente ignorate da chi oggi si propone promotore, assieme al professor Antonello Canzano che dirige il Dipartimento di Scienze giuridiche e sociali della nostra università, di una “Assemblea di democrazia partecipativa e deliberativa” sul tema della sicurezza.

Ricordo che da molti anni, in questa nostra città, c'è chi si è battuto e si batte, senza successo, per il metodo del “bilancio partecipato” che avrebbe meritato maggiore attenzione da parte di una amministrazione che si è sempre considerata autosufficiente e autoreferenziale. Poiché è sempre possibile cambiare in meglio e considerando giusta l'iniziativa non esauribile in una sola mattinata, perché non prevedere la consegna dei questionari per un periodo di tempo più lungo, magari utilizzando gli studenti di Sociologia».

Giustino Zulli