Denunce dei revisori ignorate per 3 anni

Relazione della Corte dei conti rivela: «Segnalate gravi irregolarità dal 2018 e richieste misure correttive, risultati inadeguati»
CHIETI. Le ultime denunce dei revisori dei conti del Comune risalgono al 2018, 2019 e 2020: per tre anni di fila, il collegio dei revisori ha scoperto «gravi irregolarità» nei conti comunali e invocato «misure correttive» ma il parere degli esperti è rimasto inascoltato. Nel 2019, «in assenza di risultati adeguati», i revisori hanno chiesto all’amministrazione Di Primio di prendere in considerazione l’ipotesi del predissesto. È quanto emerge dall’ultima relazione della Corte dei conti sul Comune. Nello stesso 2019, però, a ridosso delle elezioni amministrative, il centrodestra non ha raccolto quell’invito e ha proseguito a governare con le stesse manovre contestate e bocciate dai revisori: «Continuo ricorso ad anticipazioni di tesoreria», cioè uno scoperto fino a 14-20 milioni di euro con la banca tesoriere «generando ulteriori debiti»; «Scarsa propensione a incidere sulle riscossioni» affidate sempre alla Teateservizi, partecipata al 100% del Comune; pagamento dei debiti per appalti e fornitori con «un ritardo notevole», cresciuto dai 79 giorni del 2018 fino ai 106 del 2020. È così che il Comune ha accumulato un disavanzo record: un buco di 78 milioni di euro.
L’amministrazione del sindaco Diego Ferrara e dell’assessore alle finanze Tiziana Della Penna ha imboccato la via del predissesto ma, a fronte di questo grande numero, c’è ancora il rischio che il Comune finisca in dissesto. Ora, a Chieti si aspettano le risposte del ministero dell’Interno e della Corte dei conti al piano di risanamento in 20 anni: se arriveranno due no, il Comune non sarà ammesso alla procedura di riequilibrio economico finanziario pluriennale e sprofonderà in dissesto.
Il perché della crisi del Comune si spiega con i troppi debiti contratti e le poche entrate: «La quota di disavanzo», dice la Corte dei conti, «ha assunto dimensioni considerevoli con evidenti ripercussioni sulle spese ordinarie fisse, soprattutto alla luce dei problemi riscontrati nella gestione delle entrate». La Corte dei conti rivela, poi, un dettaglio: «La presenza di un fondo cassa pari a zero». È un circolo vizioso: senza liquidità, «per fare fronte alle richieste debitorie, l’ente è ricorso in modo costante e considerevole all’anticipazione di tesoreria nonché a quelle di liquidità messe a disposizione dallo Stato, generando ulteriori debiti e oneri a carico del bilancio comunale».

