Denuncia il figlio per salvarlo dalla droga

1 Marzo 2018

Vasto. Il padre dice basta a minacce e continue richieste di denaro: ora il giovane si farà curare in una comunità

VASTO . La paura per se stesso e per il figlio caduto nel vortice della tossicodipendenza. La disperazione per il fallimento dei tentativi di aiuto. Poi, davanti alle continue richieste di denaro, la decisione di denunciare la persona cui tiene di più al mondo per salvarla. E forse la salvezza ora è vicina. L’esito della vicenda giudiziaria, che ha fatto seguito alla denuncia di un sessantenne di Vasto, potrebbe aiutare quel padre disperato a raggiungere il suo obiettivo: salvare il figlio dalla droga. Comparso ieri davanti al gup Italo Radoccia, D.V., 33 anni, accusato di tentata estorsione, è stato giudicato non punibile. Il giudice ha accolto la tesi del difensore, l’avvocato Fiorenzo Cieri, secondo il quale la pretesa di denaro fra padre e figlio non è configurabile come tentata estorsione ma eventualmente come minacce. Fondamentale ai fini della sentenza è stata la decisione dell’imputato, attualmente rinchiuso nel carcere di Torre Sinello, di intraprendere un percorso di recupero. La storia di D.V. è molto simile a tante altre raccontate dalla cronaca. Una vita serena fino all’incontro con la droga. Poi l’inferno e il bisogno continuo di denaro. Un giorno il giovane ha affrontato il padre chiedendogli altri soldi. Il genitore, ben sapendo a cosa sarebbe servito il denaro, ha rifiutato. D.V. ha minacciato il genitore e gli ha impedito anche di fare un viaggio di lavoro. È stato a quel punto che il padre del 33enne ha deciso di affidarsi allo Stato e alla giustizia per salvare il figlio e lo ha denunciato. Nel frattempo altre vicissitudini hanno portato il giovane in carcere. E forse proprio dietro le sbarre D.V. si è convinto ad iniziare un percorso di recupero in una comunità terapeutica. Quando è comparso davanti al giudice delle udienze preliminari, la decisione di curarsi è stata dichiarata in aula dal Cieri, che subito dopo si è appellato all’articolo 649 del codice penale che esclude l’ipotesi della tentata estorsione tra familiari. La clausola di non punibilità scatta quando il reato è commesso fra congiunti purché conviventi. A fare da apripista è stata la seconda sezione penale della Corte di Cassazione che ha dichiarato non punibile un figlio di mezza età che aveva provato ad estorcere addirittura 30mila euro all’anziana madre. Nel caso di D.V. la somma pretesa era decisamente inferiore. Senza violenza non è scattato il reato estorsivo. In sostanza non basta l’annuncio, anche con gesti, a scopo intimidatorio. Per il reato di tentata estorsione fra congiunti è necessaria l’azione fisica violenta. Soddisfatto l’avvocato Cieri. «La cosa più importante», commenta il legale, «è l’avvio del percorso di recupero».
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