Deposito gpl, Polidori avverte: «La Seastock tornerà alla carica»

Il consigliere attacca il sindaco: «Non dice che la società ha già presentato una variante al progetto» Ma Castiglione replica: «Se arriverà una nuova istanza, dovranno essere superate le criticità»
ORTONA . C’è un passaggio del documento del ministero dello Sviluppo economico con il quale viene dato lo stop al progetto di realizzazione del deposito gpl in area portuale che allarma il consigliere di minoranza Peppino Polidori. «Si procederà ad adottare la determinazione conclusiva del procedimento per il diniego dell’autorizzazione alla realizzazione del deposito», si legge, «fatta salva la facoltà per la società proponente di presentare in futuro una nuova istanza per un progetto completo che tenga conto delle determinazioni emerse nell’attuale procedimento». In sostanza, come Il Centro aveva precisato anche ieri, se la Seastock – società riconducibile al gruppo Walter Tosto – vorrà presentare in futuro un altro progetto per la costruzione dell’impianto, potrà farlo, tenendo conto però di quanto già emerso. Tutta la procedura dovrà comunque essere sottoposta poi a nuovo iter.
Ma per Polidori quelle poche righe «dicono molto», sottolinea, «ad esempio che la Seastock tornerà presto alla carica perché la società ha già presentato una variante al progetto. La notizia della variante, tenuta segreta ad Ortona, è filtrata a Roma dal ministero. Il sindaco quando si tratta di argomenti di grande rilevanza per la città non li porta in consiglio dicendo cosa vuole fare, non lo convoca e blocca anche le richieste delle opposizioni», attacca il membro della minoranza. «Sul porto Leo Castiglione non vuole chiarire cosa prevede la variante al progetto per il deposito Seastock. Così come da un anno, non si riunisce il comitato porto per lavori non fatti e per progetti che proprio grazie ai silenzi tornano a ripresentarsi».
Il primo cittadino replica subito a Polidori: «L’azienda non può essere messa al bando, è assolutamente normale che possa presentare una nuova istanza con un nuovo progetto e con l’intero iter da rifare. Deve essere in grado però di superare le criticità emerse, come il fatto di non avere la disponibilità dell’area, e superare il parere del Mibact che ha ammesso come un simile deposito interferirebbe con gli ambiti di tutela del paesaggio». Sulla variante aggiunge: «Nel procedimento in corso non poteva essere oggetto di valutazione poiché i pareri espressi sono riferiti ad altro progetto. La procedura si è chiusa come era giusto».

