Depuratori sequestrati «Da mesi danni e criticità»

30 Aprile 2015

Nel provvedimento del Gip del tribunale di Lanciano uno spaccato inquietante Strutture senza il trattamento delle acque: l’inquinamento supera i limiti di legge

LANCIANO. Ripristinare tempestivamente la gravissima situazione dei depuratori frentani. È questo l’obiettivo della Procura di Lanciano, coordinata dal procuratore capo Francesco Menditto, nel predisporre il sequestro di 12 impianti di depurazione operanti in città e nel circondario. La Sasi, la società dei Comuni-soci che gestisce il ciclo idrico integrato, ha 30 giorni di tempo per rimettere a norma gli impianti che, secondo il Gip, Massimo Canosa, presentano «violazioni ambientali persistenti, tuttora in atto e derivanti da una programmatica, pervicace e dolosa gestione degli impianti del tutto noncurante degli esiti negativi dei controlli succedutisi nel corso degli anni (principalmente ad opera dell’Arta)». L’opera della magistratura è tesa quindi a «impedire che i reati siano portati ad effetto» e a far «adottare tutti gli strumenti per garantire una migliore funzionalità degli impianti a tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo».

IL DANNEGGIAMENTO DELLE ACQUE. Secondo la relazione di oltre 400 pagine di due consulenti incaricati dalla Procura, l’immissione direttamente nel mare Adriatico di acque non depurate o depurate in modo assolutamente insufficiente ha causato «un danno grave all’ecosistema e alla non balneabilità di alcuni tratti del mare della Costa dei trabocchi».

GLI SCARICHI A MARE. In particolare ci sono tratti come l’area della foce del Feltrino per 100 metri a nord e per 50 metri a sud in cui la balneazione risulta permanentemente vietata a seguito di controlli dell'Arta sia nel 2011 che nel 2013 e 2014. I due impianti di depurazione a Rocca San Giovanni denominati Cavalluccio e Vallevò, sversano direttamente nel mare Adriatico e, secondo la magistratura sono «privi di un’adeguata fase di trattamento preliminare primaria e di un trattamento di denitrificazione per la rimozione dei composti dell’azoto. Gli scarichi non rientrano nei limiti fissati delle autorizzazioni relativamente al controllo nel periodo estivo». Per gli impianti di Vallevò e Cavalluccio i controlli analitici sulle acque reflue eseguiti nel corso dell’ispezione evidenziano una composizione dello scarico non conforme ai limiti. L’impianto, inoltre, non permette di ottenere costantemente un abbattimento delle sostanze inquinanti nel rispetto dei limiti della legislazione in materia ambientale. «Da anni chiedo che i depuratori vengano spostati dal mare», fa appello il sindaco di Rocca, Gianni Di Rito, «so che queste opere sono in cima alle priorità della Sasi, ma finora non sono state realizzate».

LE CRITICITA' DEGLI IMPIANTI. C’è un depuratore, quello di Atessa, in località Osento (nei giorni scorsi il Comune ha emesso un’ordinanza di divieto di uso delle acque del fiume per presenza di salmonella), a cui era stata revocata l’autorizzazione, che è stato giudicato non idoneo a garantire il costante rendimento depurativo e dove è stato riscontrato un importante superamento dei limiti di legge. La normativa vigente, ad esempio, consiglia un valore limite per il parametro Escherichia Coli in uscita dagli impianti di depurazione pari a 5.000 UFC/100 ml. Nell’impianto Osento il valore riportato è 6.500.000. Nell’impianto di depurazione Civitella nel Comune di Santa Maria Imbaro è stata riscontrata la presenza di metalli, solventi organici, aromatici e clorurati e di un tenore elevato di cloruri, incompatibili con il trattamento depurativo operato nell’impianto.

GLI IMPIANTI DI LANCIANO. Nel depuratore di Santa Liberata i controlli dall’Arta hanno evidenziato la presenza di condotte che confluiscono direttamente nel Feltrino bypassando la depurazione anche in assenza di piogge; a Villa Martelli si origina invece uno scarico in un torrente superficiale denominato Torrente Fontanelli (il cui uso delle acque è stato vietato da un’ordinanza di Rocca San Giovanni per presenza di salmonella), presenta una portata superiore a quella di progetto. Spesso le acque tracimano e confluiscono direttamente nel torrente senza subire nessun trattamento depurativo fino al mare.