«Depuratori sequestrati, la Sasi deve risarcire i cittadini»

20 Giugno 2015

LANCIANO. Chiedono di far restituire i soldi ai cittadini "indebitamente percepiti dalla Sasi per la depurazione che non c'è stata" le sette associazioni cittadine (Associazione culturale Giako, Fai...

LANCIANO. Chiedono di far restituire i soldi ai cittadini "indebitamente percepiti dalla Sasi per la depurazione che non c'è stata" le sette associazioni cittadine (Associazione culturale Giako, Fai delegazione di Lanciano, Ilaria Rambaldi Onlus, Associazione culturale Sant'Egidio, Pro Loco Lanciano, Cittadini in Azione e “Tradizionando ieri oggi e domani”) costituitesi in una class action contro la società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti. Il ricorso legale da parte delle associazioni, che non escludono una denuncia per truffa e una alla Corte dei conti a carico degli amministratori della Sasi, nasce a seguito del sequestro da parte della Procura di Lanciano di 12 depuratori del frentano a causa di malfunzionamento e di una «gravissima, pervicace e dolosa gestione degli impianti».

«Al sequestro dei 12 impianti di depurazione di scarichi di acque reflue della Sasi spa», scrivono in un documento le associazioni, «non sono seguiti sviluppi tendenti alla normalizzazione dei preoccupanti fatti ambientali rilevati dalla magistratura: gli impianti di depurazione, ancora sotto sequestro, sversano in mare acque non depurate a norma nel mare della Costa dei Trabocchi e il danneggiamento delle acque di pubblico demanio ha provocato alterazioni tali da causare danni gravi all’ecosistema e la non balneabilità di alcuni tratti del mare Adriatico dove sfociano i fiumi in cui confluiscono liquami e scarichi».

Di qui l’idea di una class action e la disponibilità da parte delle associazioni a «raccogliere le adesioni di tutti i cittadini che vorranno recuperare gli importi per la depurazione, indebitamente percepiti dalla Sasi». (d.d.l.)

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