Detenuto muore in cella a 60 anni

Il racconto dei volontari di Voci di dentro: «Sistema rigido, quell’uomo era malato»
CHIETI. I compagni di cella lo chiamavano Zio N: 60 anni, grande tifoso del Pescara calcio e del Lanciano, in carcere dal luglio dell’anno scorso, deceduto nella notte tra lunedì e martedì scorso nel carcere di Chieti. A riferire la notizia è l’associazione di volontariato Voci di dentro, sottolineando le diverse patologie del detenuto: «Diabetico, pluri-infartuato, due operazioni a cuore aperto, angioplastica e sostituzione valvola aortica, 75% di invalidità», si legge in una nota.
L’associazione teatina, nata per promuovere la cultura della solidarietà e l’inserimento sociale delle persone in stato di disagio, detenuti ed ex detenuti, formata da un gruppo di 16 volontari che già si davano da fare gratuitamente nella casa circondariale di Chieti, ripercorre i retroscena dell’intera vicenda. «Già dopo i primi due mesi di carcere», riferisce Voci di dentro, «ha iniziato ad avere attacchi epilettici a causa dello stress. Cadeva di colpo, si irrigidiva, perdeva conoscenza e, con la bava alla bocca, aveva convulsioni. I compagni detenuti della sezione lo hanno più volte salvato, intervenendo e chiamando i medici».
«Dopo la prima crisi», prosegue il racconto, «il suo avvocato ha fatto subito istanza di concessione degli arresti domiciliari. Nonostante ciò i magistrati di sorveglianza hanno rigettato la sua richiesta perché consideravano che fosse curabile in carcere». L’associazione sottolinea di non commentare la decisione «che sicuramente è stata presa su basi legali solide», ma esprime «disappunto sulla rigidità del sistema». All’inizio di febbraio 2023 Zio N. avrebbe avuto un altro attacco e l’ultimo, fatale, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. «Nonostante i compagni di cella siano intervenuti prontamente», conclude Voci di dentro, «chiamando l’infermiera di turno, che ha fatto tutto ciò che era in suo potere per salvarlo, non c’è stato nulla da fare. Alle ore 2,30 di mattina del 21 febbraio si è spento, allungato sul pavimento della cella». (y.g.)
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