Detenuto trovato morto a 46 anni La Procura dispone l’autopsia

28 Aprile 2022

Doriano Mancinelli, di Atri, era senza vita nel letto della cella. Il fratello Marco: vogliamo la verità Chiuso il caso Pennino: il 39enne non si suicidò, ma fu letale il gas fuoriuscito da una bomboletta 

VASTO. Aveva 46 anni Doriano Mancinelli, di Atri, e tanti progetti per il futuro. È stato trovato morto nel suo letto ieri mattina dai compagni di cella nel carcere di Vasto. La Procura ha aperto un'inchiesta. «Voglio la verità», chiede il fratello Marco. Ruggero Di Giovanni, segretario regionale della Uilpa, dichiara la vicinanza alla famiglia della vittima e torna a chiedere un doveroso adeguamento dell'organico della polizia penitenziaria. Intanto la perizia del professor Cristian D'Ovidio chiarisce le cause della morte di un altro detenuto avvenuta nel 2020: non fu un suicidio.
DETENUTO TROVATO MORTOAncora una tragedia nel carcere di Torre Sinello a Vasto. Poco prima delle 8 ieri mattina un detenuto di 46 anni, Doriano Mancinelli è stato trovato morto nel suo letto. A scoprire che l'uomo non respirava più sono stati i compagni di cella che hanno chiamato subito gli agenti della polizia penitenziaria. Immediatamente è scattato l'allarme. Le operazioni di rianimazione sono state inutili. Il detenuto non si è svegliato. La direzione della Casa lavoro ha subito avvisato dell'accaduto la Procura che ha aperto un fascicolo. La salma del detenuto arrivato a Vasto a novembre 2021, è stata sequestrata e trasferita a Chieti per l'esame autoptico. «Mio fratello non soffriva di gravi patologie», dice il fratello della vittima che lascia due figli. «Chiedo che venga fatta chiarezza. Voglio la verità. Se si è trattato di morte naturale mi rassegnerò. L'importante è che venga stabilita la verità».
LA POLIZIA PENITENZIARIA«Sono vicino ai familiari del detenuto deceduto», dice il segretario regionale del sindacato di polizia penitenziaria Uipa.pp, Ruggero Di Giovanni. «Sono vicino anche ai colleghi che erano di turno. A quanto mi è dato sapere non avrebbero in alcun modo potuto evitare la morte del detenuto sopraggiunta nel sonno. I controlli sono stati fatti. Resta il fatto che l'organico della polizia penitenziaria nella Casa lavoro è assolutamente inadeguato. Sono tutti a conoscenza del disagio, dal provveditore al capo del personale, eppure non si trovano soluzioni. La settimana scorsa persino il comandante, un commissario, si è visto costretto a prendere le chiavi in mano per sopperire alla mancanza di agenti».
L’ALTRO CASOIl caso ha voluto che nella Casa lavoro di Vasto si rivivesse un nuovo dramma proprio nel giorno in cui veniva chiarita la causa della morte di un altro detenuto, Giampiero Pennino, 39 anni, di Milano. Sulla morte di quest'ultimo avvenuta il 1° dicembre 2020 era stato ipotizzato il suicidio. La moglie, rappresentata dall'avvocato Raffaele Giacomucci, non ha mai creduto al suicidio e ha invocato chiarezza. La perizia del medico legale Cristian D'Ovidio le dà ragione. «Pennino non si è suicidato», conferma l'avvocato Giacomucci. «La morte avvenne per asfissia acuta da inalazione di gas propano, con conseguente anossia acuta ed arresto cardiaco definitivo». La fonte di avvelenamento è da attribuire a una bomboletta di gas da campeggio nella disponibilità della vittima e che venne recuperata dalla polizia giudiziaria.
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