Devasta la casa dell’ex: patteggia venti mesi

La stalker di 51 anni intimidiva l’uomo su Whatsapp: «Vado a finire in galera, ma prima ti ammazzo»
CHIETI. Un anno e 8 mesi di reclusione per aver devastato la casa dell’ex fidanzato. È la pena patteggiata ieri mattina, davanti al giudice Andrea Di Berardino, da una teatina di 51 anni, riconosciuta colpevole dei reati di atti persecutori, violazione di domicilio e furto ai danni di un cinquantaquattrenne con il quale aveva avuto una relazione sentimentale. La sospensione della pena sarà concessa solo se la donna si sottoporrà ad almeno sei mesi di terapia in un centro antiviolenza. L’accusa era rappresentata dal sostituto procuratore Marika Ponziani. A occuparsi delle indagini è stata la polizia.
L’imputata non si è rassegnata alla fine della storia e ha cominciato a perseguitare l’ex tempestandolo di messaggi e telefonate, con l’obiettivo di riallacciare quel rapporto troncato dallo scorso aprile o comunque di incontrarsi. Quando l’uomo, esasperato, ha deciso di bloccarla sul cellulare, la donna non si è fermata e ha iniziato a scrivere messaggi minatori su Whatsapp alla figlia di lui. Un esempio? «Io lo ammazzo. Poi vado in galera, ma prima lo ammazzo». Fatto sta che la vittima è stata costretta, secondo il pubblico ministero, a vivere nella paura e a cambiare le proprie abitudini di vita.
Il cinquantaquattrenne ha denunciato tutto in questura dopo il blitz del 21 ottobre. Quella sera l’uomo, a suo dire pressato dalle richieste di incontri, ha accettato di uscire con la ex. Erano in macchina insieme ed è nata una lite quando lei è scesa dall’auto per comprare le sigarette al distributore automatico e ha sferrato anche calci al parabrezza. A quel punto la vittima, temendo che la situazione potesse ulteriormente degenerare, ha deciso di dileguarsi, lasciare a piedi la stalker e non rientrare a casa. E allora è scattata la vendetta: la cinquantunenne è piombata davanti all’appartamento dell’ex, si è attaccata al citofono e, quando ha capito che dentro non c’era nessuno, ha messo in atto il piano di devastazione di cui sopra. È finita qui? No, perché l’indagata, dopo la sfuriata, si è anche addormentata nell’abitazione poco prima distrutta. Quando si è svegliata, dopo le sette del mattino, è stata lei stessa a chiamare la polizia, non si capisce bene per quale ragione, tant’è che il giudice per le indagini preliminari ha ipotizzato una personalità disturbata.
Per queste vicende, a fine ottobre, la donna era stata raggiunta da ordinanza, con applicazione del braccialetto elettronico, di divieto di avvicinarsi sia all’ex fidanzato che alla sua famiglia mantenendo una distanza di non meno di 300 metri con particolare riferimento all'abitazione e ai luoghi di lavoro. Dopo la sentenza pronunciata ieri, la misura è cessata. (g.let.)
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