Devono risarcire il reparto distrutto
Due fratelli spaccarono vetri alla morte del padre: pena di 500 euro
VASTO. Il padre era entrato in sala operatoria per l’asportazione di un tumore al rene e non è uscito più vivo. La vittima, un noto imprenditore di San Salvo, N.G., 60 anni, morì per un’emorragia all’ospedale San Pio di Vasto il 28 dicembre 2011. I 2 figli, L.G. e A.G., distrutti dal dolore e dalla rabbia, convinti che l’uomo potesse essere salvato, danneggiarono vetrate e suppellettili dell’ospedale e tentarono di aggredire i medici insultandoli. Tre anni dopo, la sentenza del gup Caterina Salusti stabilì che ad uccidere N.G. era stata una coagulazione intravasale disseminata: quindi nessuna responsabilità per 5 medici con l’archiviazione del caso.
Ieri mattina i figli di N.G. sono comparsi davanti al giudice Michelina Iannetta per rispondere di interruzione di pubblico servizio e danni al San Pio. Ad assisterli c’era l’avvocato Antonello Cerella. I due imputati sono stati assolti dalla prima accusa e condannati a una pena pecuniaria di 500 euro a testa oltre al risarcimento del danno procurato per il danneggiamento.
Sono passati 5 anni ma al San Pio ricordano ancora tutti quella vicenda. Era dovuta intervenire la polizia per placare gli animi. Senza riuscirci del tutto, dal momento che uno dei chirurghi per raggiungere la sala operatoria aveva avuto bisogno della scorta dagli agenti del commissariato. «I miei clienti non avrebbero fatto male ad una mosca. La loro è stata la reazione di due persone distrutte dal dolore», ha ripetuto ieri la difesa. N.G. era entrato in sala operatoria in condizioni delicate ma nessuno immaginava che invece fossero disperate e soprattutto arrivasse la coagulazione intravasale disseminata.
I periti della Asl hanno dimostrato invece il contrario: si trattava proprio di un caso disperato. Le perizie hanno accertato che l'uomo aveva un tumore invasivo di 11 centimetri che aveva già aggredito la vena cava e il fegato. (p.c.)
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