Di Candilo assolto dalla bancarotta

11 Luglio 2019

Vasto. L’avvocato a processo per due episodi. La difesa: totale estraneità ai fatti

VASTO. All’arrivo della sentenza ha sollevato gli occhi al cielo felice per l’esito della vicenda giudiziaria. Biase Di Candilo, avvocato del foro di Vasto, è stato assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta. La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì. Gli episodi di bancarotta fraudolenta aggravata contestati a Di Candilo erano due. Di Candilo era stato trascinato in giudizio con un capo d'imputazione di oltre due pagine in cui venivano minuziosamente elencati tutti i beni strumentali presumibilmente distratti dal patrimonio di una società e contestata anche la sottrazione delle scritture contabili. Il professionista ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato sulla base dei risultati dell’attività investigativa della guardia di finanza e delle relazioni fallimentari depositate dai curatori delle rispettive società da cui risultava, peraltro, che le aziende in questione fino al periodo in cui erano state amministrate da Di Candilo, avevano conservato una buona situazione patrimoniale.
La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Antonino Cerella, ha rilevato come in particolare una delle società al momento del fallimento non fosse più amministrata da Di Candilo. Anzi quest’ultimo si era dimesso dalla carica già nel 2008 e aveva contestualmente ceduto le sue quote societarie. Dagli atti non è emersa nessuna prova che dimostrasse che l'imputato avesse continuato ad operare quale amministratore di fatto della società svolgendo mansioni gestionali in nome della stessa. Contestualmente la difesa ha rilevato la mancanza di prove in ordine alla presunta sottrazione delle scritture contabili anche in ragione delle comunicazioni e degli in atti, che puntualmente l'imprenditore aveva fatto pervenire ai curatori fallimentari e con cui comunicava di non essere più in possesso della documentazione contabile delle società dal momento che le stesse non erano più amministrate da lui.
«Finalmente», ha detto Cerella, «è stata riconosciuta la totale estraneità ai fatti del mio assistito».(p.c.)
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